Pubblichiamo l'intervento di Roberto Fornoni inviato quest'oggi via e-mail al "Corriere della Sera", a commento di un articolo del Direttore sul Centenario dell'Alfa Romeo.
Stimatissimo dr. Mucchetti,
se leggo bene nella Sua rievocazione sul Corriere di oggi in vista del Centenario dell'Alfa Romeo Lei fissa al 1986, anno della conquista da parte della Fiat di Cesare Romiti, l'inizio del decadimento dell'Alfa.
Da vecchio frequentatore degli stabilimenti del Portello e di Arese credo però che questa data debba essere riportata indietro di 15 o 20 anni e fatta coincidere con l'iniziativa politica di creare una dependance al Sud dell'Alfa Romeo Milano.
Non sto a ricordare i motivi, che Lei certamente conosce, della totale avversità di tutta la Dirigenza Alfa di allora a questa decisione, motivi peraltro ampiamente illustrati all'epoca dai numerosi interventi del Presidente Luraghi sul Corriere oltre che nelle sedi politiche; e, me lo lasci ricordare, sto parlando di chi progettava e costruiva le Giulietta e le Giulia, le Sprint e le Zagato, automobili ben superiori in pista e su strada alle BMW 2002 e alle Ford Cortina di allora.
Come sappiamo, e forse giustamente, prevalse tuttavia la Ragion di Stato di riportare a casa molti nostri tecnici che erano dovuti emigrare nelle grandi fabbriche del Nord Europa, favorendo parimenti una grande iniziativa industriale e di lavoro al Sud.
Sta di fatto che secondo me è da allora che l'Alfa Romeo Milano ha iniziato la sua discesa inarrestabile.
E' stato solo dopo vari anni dalla creazione dal nulla dell'Alfasud (e dell'ARNA, ma chi vuole ricordare questo obbrobrio automobilistico?) che, verificatosi purtroppo quello che Luraghi aveva facilmente predetto, il negativo effetto industriale sull'intero Gruppo e le conseguenti perdite finanziarie sono diventati insostenibili e l'Alfa Romeo Milano è finita, di nuovo nell'avversità pressochè totale della sua Dirigenza (penso a Massacesi e ai suoi dirigenti, personaggi forse discussi ma che sempre anteposero, e lo attesto personalmente, l'interesse dell'Alfa a ogni altra considerazione) - e anche, come si è saputo solo in questi giorni, guarda caso a prescrizione ormai sopraggiunta..., con l'aiuto di un robusto assegno dell'integerrimo Cesare Romiti a Craxi... – nelle mani della FIAT di Agnelli e Romiti, nonostante le delegazioni della Ford avessero già iniziato una collaborazione operativa con i tecnici di Arese e la FIAT fosse oltremodo invisa oltre che assente nelle sedi operative.
Come ricordiamo bene tutti trattandosi ormai di storia recente, fin dal primo giorno Romiti e Cantarella si diedero da fare per chiudere lo stabilimento di Arese (quello del Portello nel centro di Milano era ormai di fatto chiuso lasciando l'area a disposizione della speculazione edilizia milanese e non): i nuovi padroni spogliarono l'Alfa dei suoi tecnici migliori, trasferiti in parte a Torino e in parte in Polonia o in Turchia, e per i rimanenti, quelli che si illudevano di mantenere il vecchio spirito corporativo Alfa, iniziò la lenta odissea che non si è ancora conclusa ai nostri giorni.
Né i Fornitori Alfa, il famoso “indotto” di cui tanto si parla, fecero una fine migliore: uno dei primi atti della nuova proprietà forte ormai di una posizione di assoluto monopolio nazionale creata dallo stesso Stato, caso unico credo nel mondo occidentale, fu quello di convocarli nella famosa “Sala Rossa” del Centro Direzionale di Arese per informarli che da subito i contratti si intendevano decurtati del 5% nella sottaciuta presunzione che quelli in essere fossero troppo grassi... un ricatto bello e buono insomma, e veniva quasi da ridere a leggere poi nel corso degli anni i proclami degli stessi personaggi che loro “non soggiaciono ai ricatti”... devo intendere ricatti sportivi compresi ovviamente, tanto per metterla sul ridere...
Per i dipendenti, o meglio per i famosi Quadri dell'Alfa Romeo Milano, tecnici e collaudatori, vera spina dorsale dell'Alfa invidiati da tutta Europa, formatisi alla famosa Scuola dell'Alfa Romeo Milano lungamente diretta dall'ing. Ramazzotti, si scomodò una arcigna dirigente del personale di Torino: i Quadri Alfa vennero convocati tutti assieme per informarli tout court che chi aveva più di tot anni poteva considerare finita la sua carriera “a prescindere”... detto dalla dirigente di un megamanager all'epoca già in età di pensione che ancora oggi non si schioda dalla sua poltrona di presidente di non so quale Associazione italo-cinese fa una certa impressione...
Finirono male anche i numerosi gatti dello stabilimento di Arese che molti operai mantenevano con gli avanzi di cibo della mensa: un bel giorno arrivò qualcuno con dei bastoni e dei sacchi e i poveri animali non disturbarono più i nuovi padroni...
Oltre ai Quadri presunti obsoleti, agli Operai presunti sindacalizzati, ai Fornitori presunti arraffoni e ai poveri gatti certamente sporcaccioni, ai nuovi padroni doveva dare probabilmente molto fastidio anche la scritta “Milano” sullo stemma dell'Alfa Romeo, che infatti – anche se per quest'ultima impresa ci hanno messo un po' più di tempo - alla fine sono riusciti ad eliminare...
Le confesso che da ormai anziano milanese ed ex fornitore dell'ex Alfa Romeo Milano quella della scomparsa del nome Milano dal marchio dell'Alfa è ciò che in questa brutta storia mi ha fatto più male.
La ringrazio per la pazienza che ha avuto nel leggermi e La saluto con stima.
Roberto FornoniMotta Visconti (MI)
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Damiano Negri