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giovedì 30 dicembre 2010

Motta Visconti: fine di un pezzetto di storia

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Pubblicato quest'oggi da "La Provincia pavese".

Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

Passolungo: «Per addolcire il blog, la disputa del panettone»

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Oltre alle dispute politiche ecco le dispute culinarie (tratto da "La Provincia Pavese" del 28 dicembre 2010). E noi studenti ai confini delle due province dovevamo condividere la provincialità pavese con la cosmopolita Milano!
Buon anno!

Candida Passolungo

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«Sorpresa, il panettone è nato a Pavia non a Milano»

PAVIA. Dopo aver sottratto ai genovesi, l’onore delle ceneri di Cristoforo Colombo, i pavesi ora attaccano i milanesi, come ai tempi di Papi e Imperatori. Attacco al cuore: «Il panettone è nato a Pavia». Il risorgimento gastronomico di San Siro è una chicca che regala ai pavesi Angelo Stella, docente universitario di classe alta, cultore delle belle lettere, ma anche collezionista di dettagli culturali che possono cambiare persino la storia della cucina. Se si dicesse, ad esempio ai milanesi che il panettone non è roba loro? Angelo Stella lo dice. E lo scrive, con garbo e astuzia.

Lo scoop è, infatti, in un post scriptum ad una ricca recensione del libro di Cesare Angelini Belvento di Romagna (che verrà pubblicata nei prossimi giorni sulla «Provincia pavese»). Con leggerezza, Stella annota a margine di tutto: «Nelle vigilie del Natale (di necessità per lui erano molte) Angelini offriva ai suoi borromaici una fetta di panettone». Si parte adagio. La scena è quella dell’Almo Collegio Borromeo (che proprio l’anno prossimo festeggerà i suoi 450 anni). Cesare Angelini, rettore del collegio principe pavese (primato condiviso e conteso con il Ghislieri), invitava, dunque, i suoi studenti a raddolcirsi il palato con il panettone. Quello sfornato a Milano dai Motta o dagli Alemagna o da qualche forno pasticcere in Pavia? No. Ed è qui che il professor Stella arma l’orgoglio pavese con una noterella decisamente esplosiva.

«Forse (sempre Angelini) aveva trovato, frugando nell’archivio, nell’Anno Santo 1600 la ricetta, forse la prima, del futuro panettone». L’uso dei «forse» è solo un accorgimento per rendere più pirica la scoperta. Che è questa: il grande Cesare Angelini, fine esegeta del Manzoni, aveva rintracciato, nelle sue peregrinazioni tra le antiche carte del collegio, una bomba storico-culinaria. La ricetta del panettone. Ma che non chiamavasi panettone bensì «pane grosso». Pani, grossi e dolci. Ovvero il «Pane di Natale», il padre di tutti i panettoni. «Speciarie onze 6 a soldi 6 denari 6 per il pane di Natale».

Dopo aver deciso quanto spendere, l’economo borromaico descriveva anche la ricetta per «far 13 pani grossi per dar alli scolari il giorno di Natale». Ovvero: «Buttero (il burro), libre 3. Ughetta (l’uvetta) libre 2. Speice (le spezie) onze 5». Un bel mangiare. «E ne avevamo bisogno - annota Angelo Stella - perchè al Borromeo si digiunava spesso in ottemperanza al calendario liturgico. Ma quando era il momento di mangiare, non lesinavano sforzi». A Natale il pane diventava dolce e grosso.

Panettone. Nato a Pavia. E si torna al punto di partenza. Chi lo dice adesso ai milanesi? Ci abbiamo provato e non l’hanno presa benissimo. Anche se con diplomazia. «Sforniamo panettoni dal 1903, quando aveva iniziato mio nonno – spiega Maria Marinoni, titolare con le figlie della più nota catena di pasticcerie di Milano - In famiglia abbiamo sempre saputo che il panettone è nato ai tempi degli Sforza». Con gli Sforza o con Ludovico il Moro? Il passaparola milanese non è concorde.

Ma da Pavia spunta un documento. E nella storia carta canta: qualcuno nel 600 aveva scritto la ricetta del «Pane di Natale». Possono adesso i milanesi contrapporre un documento altrettanto cruciale? I Marinoni, maestri pasticceri in Milano ci tengono però a riaffermare l’ortodossia della ricetta: «Niente albicocche e cioccolato - spiega Maria Marinoni - Solo farina, zucchero, burro, uova, poi uvetta e i canditi. A tutti non piacciono. Ma servono. Distinguono il vero panettone».

E sia, ma sono gli stessi ingredienti del Pane di Natale pavese. Che con la rivoluzione industriale di fine Ottocento, fu adottato dai milanesi. Di nome panettone. Ma nato a Pavia.


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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

giovedì 23 dicembre 2010

Piccoli "berluschini" crescono: i mal di pancia di "LIBERAmente"

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Il principe Giovanni, colui che soffiò il trono al fratello, re Riccardo.

A Motta Visconti è uscito l'ultimo numero di "LIBERAmente", il foglio di varia informazione e intrattenimento curato da Angelo De Giovanni e Mauro Brunato. Ampio spazio è stato riservato ai mal di pancia prodotti ai leghisti nostrani dal numero di novembre di "Punto di Vista", in particolare dagli articoli dedicati alla presa della poltrona da vice Sindaco di Abbiategrasso da parte del lumbard mottese (chiamatela voi - se vi pare - la "nomina" a vice Sindaco).

Cinque pagine del "Punto di Vista" di cui "LIBERAmente" non contesta nulla dal punto di vista della sostanza giornalistica (come è nel nostro stile, non c'è una riga di falsità o forzature dei fatti) e questo ci inorgoglisce non poco, avendo descritto la strana ascesa del leghista mottese in quel di Bià attraverso ogni autentica sfaccettatura utile per comprenderla. E questa è anche la funzione della stampa indipendente, in una nazione in declino dove i giornalisti servono solo a fare da scendiletto e da 'paraculo' da parte di chi si ritiene improvvisamente onnipotente e al di sopra di ogni diritto di critica, da "berluschino in erba" solo perché dotato di una tessera di partito in tasca.

Una reazione prevista e prevedibile, quella di Angelo De Giovanni, che non ha gradito per nulla la ricostruzione della stampa (nostra), preferendo concedersi a ben altri organi di stampa a cui dettare la ricostruzione agiografica delle sue prodezze, dall'università del gelo ai tanti successi in campo politico. E questo perché De Giovanni, ormai da 11 lunghi anni alla guida del Carroccio locale, si nega sistematicamente al "Punto di Vista". Non si concede mai. Ne diffida. Impedisce ai cittadini di farsi un'opinione su di lui e sull'opera (se mai ci fosse) del direttivo leghista che ha l'onore di rappresentare. Perciò, meglio fare il perseguitato dalla stampa "non allineata". Ma il pasticcio abbiatense è stato comunque duro da digerire, e non certo per quelli che vedono la Lega dal di fuori ma proprio per gli uomini e le donne qualsiasi che a questo movimento credono e tengono molto e si sono trovati "Lega poltrona" con De Giovanni sopra.

Damiano Negri

PS: non abbiamo finito. A pagina 3 di "LIBERAmente" abbiamo notato come il vice Sindaco di Abbiategrasso Angelo De Giovanni utilizzi con molta disinvoltura la corrispondenza che lui stesso scrive a privati cittadini e che privati cittadini gli inviano come risposta sul suo indirizzo e-mail privato personale per finalità di cui lasciamo il giudizio al residuo pudore di qualche lettore. Ma il signor De Giovanni ha omesso di raccontarla tutta, sullo scambio di e-mail intercorso fra il sottoscritto e la seconda carica politica abbiatense. Per cui, come di consueto, siamo costretti a rimediare ai danni della disinformazione altrui elencandovi quanto segue e facendovele vedere queste mail.

1) è mercoledì 24 novembre 2010 e il "Punto di Vista" di novembre (con l'ampio reportage su De Giovanni) è in distribuzione: praticamente subito (alle ore 15,15) - evidentemente il signor De Giovanni non riesce a trattenersi dalla gioia - il signor De Giovanni ci scrive RINGRAZIANDO per l'ampio servizio, anche se «l'unico appunto che mi sento di rivolgerLe (al direttore Elisabetta Pelucchi, n.d.r.) e che visto il tanto spazio che mi avete dedicato potevate almeno contattarmi e sentire anche il mio commento».

2) sabato 4 dicembre il sottoscritto, in vista dell'inizio della lavorazione del numero di dicembre, rispondendo agli APPREZZAMENTI formulati da De Giovanni, si congratula con lui per la sua "nomina" e si rende disponibile alla stesura dell'intervista richiesta. Nulla di più e nulla di meno, dunque, nell'interloquire fra persone indipendenti e ciascuna a rivestire un proprio ambito e ruolo. Cosa intenda contestare "LIBERAmente" è materia di psichiatria. Lasciamo il giudizio dell'intera vicenda all'ex leghista Flavio Lovati, trombato per fare posto ad Angelo De Giovanni, ai leghisti abbiatensi inascoltati e fregati per accontentare «l'amico fedelissimo», al fallimento dei meriti sopraffatti dalla prepotenza e dall'arroganza di questi "metodi" per farsi largo in politica che, evidentemente, saranno pure quelli di De Giovanni ma non di tanti altri, certamente privi dei suoi "requisiti". Dopo tutto questo, ancora congratulazioni vivissime, signor De Giovanni.

3) dopo poche ore, Angelo De Giovanni risponde ringraziando per le congratulazioni, ma lo spazio dedicato di cui sopra diventano «infamie» e l'intervista «era meglio che me la chiedesse prima».

4) in serata, il sottoscritto risponde al signor De Giovanni lamentando il fatto che siano ormai anni che il "Punto di Vista" chieda - invano - al responsabile della Lega di farsi intervistare, idem per le elezioni Regionali, quando il candidato De Giovanni era stato espressamente invitato a farsi intervistare.

Fine delle trasmissioni.

E' stato il signor De Giovanni a cercarci e a scrivere per primo, ringraziandoci appena prima di pentirsi per le «infamie», salvo poi sparire per l'ennesima volta e ricomparire solo oggi col "LIBERAmente" pre-natalizio.

Come già detto, lo spazio è garantito per tutti, salvo che qualcuno non voglia manovrare i contenuti della propria intervista ad uso e consumo proprio anziché a beneficio dei lettori, oppure si neghi perché non voglia rispondere a domande che non siano facili facili, concordate, compiacenti, come in certi regimi che piacciono tanto a qualche politico del nostro Belpaese.


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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

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INTEGRAZIONE DI GIOVEDI' MATTINA 24 DICEMBRE 2010


Complici le feste imminenti, gli indici d'ascolto del blog da qualche giorno sono sensibilmente scesi ma... stanotte si è registrato un picco insolito (tutti svegli ad aspettare Babbo Natale? O il passaparola per...). Grazie a tutti per l'attenzione che riservate al "Punto di Vista" e al blog di Pudivi.it.

Damiano Negri

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

lunedì 20 dicembre 2010

Fornoni: Tariffa rifiuti, «controlliamo anche le dichiarazioni catastali»

Caro Damiano,

leggendo sull'ultimo PuDiVi cartaceo l'articolo del nostro Vicesindaco sulle nuove Tariffe Rifiuti mi è venuto un dubbio che forse uno dei lettori del Blog o magari il Vicesindaco in persona potrà aiutarmi a chiarire.

Il fatto che il Vicesindaco dichiari che alcuni nostri Concittadini sembrano essere “a produzione zero” di rifiuti ritengo voglia dire che questi signori nonostante la loro “produzione zero” siano pur sempre registrati in qualche registro comunale, anagrafe, elenco elettorale, fisco, catasto, eccetera.

Fatta questa premessa, se ho ben capito dall'articolo del Vicesindaco dal prossimo Gennaio il Comune si ripropone di fare comunque pagare anche a chi dichiara una “produzione zero” una determinata “quantità media” stabilita dal Regolamento Rifiuti.

Il Vicesindaco non entra nel dettaglio ma verosimilmente questa “quantità media” dovrebbe essere calcolata, secondo il Decreto Ronchi (clicca qui), in base sia della superficie (effettiva ovviamente) dell'immobile che del numero (effettivo ovviamente) degli occupanti e della produzione (effettiva ovviamente) di rifiuti in termini sia quantitativi che qualitativi.

Ma, mi domando e domando a qualche Lettore più informato di me, visto che il conteggio verrebbe ora basato su dati oggettivi come la superficie effettiva delle nostre case, non sarebbe giusto e necessario verificare prima se le dichiarazioni catastali, a cominciare naturalmente da quelle delle “produzioni zero”, corrispondono alla situazione reale, prima di rincarare ulteriormente la dose di tasse di chi già le paga?

Roberto Fornoni

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

Casorate Primo: il Natale 2010 nelle immagini dell'Oratorio Sacro Cuore

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Domenica 19 dicembre 2010 nella basilica prepositurale San Vittore Martire della Città di Casorate Primo, il M. Rev. Don Marco Pennati, ha presieduto la solenne celebrazione animata dal Presepe vivente. Al termine della funzione, la Comunità guidata da Don Marco, si è raccolta sul sagrato intorno alla capanna del Presepe, intonando canti natalizi. Sul sito www.oratoriosacrocuore.org dove è online il video della solenne celebrazione della mattina animata dal presepe vivente

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Giovedì 9 dicembre 2010 il Gruppo Adolescenti & Giovani degli Oratori dell'Unità Pastorale hanno invaso le strade della loro città per vivere insieme la notte dei pastori: iniziata presso la chiesa di Santa Maria del Carmine e conclusa in una cascina nei pressi dell'Oratorio Sacro Cuore.

Oratorio Sacro Cuore, Casorate Primo
Sito internet: www.oratoriosacrocuore.org

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

giovedì 16 dicembre 2010

Fornoni: «I buchi neri sono tra noi, anche a Motta»

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Con l'espressione “black hole”, usata per la prima volta dal fisico americano John Archibald Wheeler (per inciso uno dei padri della bomba nucleare all'idrogeno), viene usualmente definita una regione dello spazio-tempo circondata da un orizzonte degli eventi dal quale nessuna cosa, nemmeno la luce, può sfuggire per raggiungere un osservatore lontano.

Solitamente l'espressione “black hole” viene tradotta in italiano con “buco nero” ma credo che questo avvenga a causa della nostra storica ipocrisia pseudocattolica.

Molto più corretto sarebbe infatti fare come i Francesi che senza tanti giri di parole traducono “black hole” con “trou noir” il cui significato mi pare non necessiti di ulteriori traduzioni essendo riferito a una ben nota parte del corpo umano la cui funzione principale è quella di scaricare i nostri escrementi.

L'Universo è pieno di “buchi neri”, anzi secondo alcune teorie l'Universo stesso è un immane “buco nero”: a giudicare da certi commenti anonimi che ogni tanto, prevalentemente in ora tarda, compaiono su questo Blog mi sembra però che qualcuno di questi “trou noir” si sia accasato anche a Motta.

Non saprei cosa pensare altrimenti dell'Anonimo che per rispondere a commenti politici con tanto di nome e cognome non è in grado di contrapporre altre argomentazioni che non siano quelle di invitare il suo interlocutore a scaricare sul Blog i propri escrementi con quel “ma va a gagà” che fa bella mostra di sé alle ore 21.55 del 15 Dicembre nel Topic “La Stampa etc” o, sia pure con diverse apparenze, in altri Topic come quello di Morici o quello su Angelo De Giovanni.

Un vero esperto in “trou noir”, appunto.

Anonimi naturalmente.

Roberto Fornoni

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

mercoledì 15 dicembre 2010

La Stampa: «Il muro tra politica e Paese»

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La politica chiusa nel Palazzo consuma la resa dei conti che aspetta da mesi: grida, si insulta, si conta e poi festeggia. Fuori la città brucia. Le porte del Palazzo vengono sprangate, a separare due mondi che sembrano vivere in galassie lontane anni luce.

Le colonne di fumo, le esplosioni, il clangore degli scontri, i sampietrini che volano, i caschi, le mazze, ci parlano naturalmente del passato, ci fanno pensare agli Anni Settanta, ma non è lì che dobbiamo andare per capire. Meglio guardare a Londra, ai ragazzi che assaltano le banche, che colpiscono l'auto di Carlo e Camilla, alla Grecia dei fuochi in piazza, a tutti i giovani fuori controllo che non hanno più nessun rapporto con i partiti e le loro mediazioni ma puntano allo sfascio, convinti di avere il diritto di sfogare in piazza la rabbia per una vita che si preannuncia precaria.

Le immagini di Roma fanno spavento e raccontano in modo esemplare la distanza tra una politica rinchiusa in se stessa, nei suoi riti più deteriori, e un Paese che sbanda, si incattivisce e non ha più né sogni né una direzione. I ragazzi che giocano alla guerra col casco, la benzina, il passamontagna e i bastoni non rappresentano certo gli italiani, ma la politica dovrebbe saper guardare oltre quei fuochi per vedere una maggioranza silenziosa e sfinita che non è più nemmeno capace di illudersi.

Invece la politica si blinda, si preoccupa di costruirsi una «zona rossa» per stare al sicuro, per lasciare fuori non solo i facinorosi ma tutti gli italiani, e poi dentro litiga, sbraita, eccita gli animi e non sembra in grado di produrre alcuna soluzione.

Il Paese sbanda perché da troppo tempo non è governato, perché nessuno si preoccupa di affrontare e contenere i massimalismi deliranti, di rassicurare chi ha paura del futuro e di bloccare la violenza che sta tornando a emergere. Non possiamo rischiare di perdere un'altra generazione, anche se parliamo di piccole frange, anche se non siamo al terrorismo e alle pistole.

Il rumore degli scontri di ieri richiede un sussulto di dignità del governo e imporrebbe un cambio di linguaggio delle opposizioni: non si può salire sui tetti o chiamare "cilena" la polizia italiana senza preoccuparsi di fomentare le piazze.

Il 14 dicembre è finalmente passato e Berlusconi è rimasto in sella, vincendo un'altra battaglia della sua guerra totale con Fini. Ma un governo che si salva per tre voti, conquistati nottetempo, ha poco da festeggiare: la sua unica preoccupazione oggi dovrebbe essere quella di riuscire a ritrovare la capacità di ascoltare il Paese e non quella di sopravvivere un giorno in più.

Mario Calabresi (tratto da "La Stampa")

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

martedì 14 dicembre 2010

'Ndrangheta: arrestate "le nuove leve dei Barbaro-Pangallo"

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Le 16 ordinanze di custodia cautelare hanno colpito in gran parte ventenni dai cognomi pesanti che operavano a sud di Milano: da Buccinasco a Corsico, da Cesano Boscone a Casorate Primo

Per dare inizio alla loro carriera criminale di rampolli delle famiglie della 'ndrangheta, ormai insediate stabilmente nel Milanese, avevano organizzato un traffico di cocaina, scegliendo dunque il business più fruttuoso per la mafia calabrese, ormai leader mondiale del narcotraffico. Questi giovani, in gran parte ventenni e dai cognomi che pesano nel ghota mafioso, sono finiti in carcere nell'ambito di un'operazione condotta dalla squadra mobile di Milano e coordinata dalla Dda, che ha stroncato un traffico di droga.

La base erano i comuni a sud del capoluogo lombardo, da Buccinasco a Corsico, da Cesano Boscone a Casorate Primo, luoghi dove sono insediate ormai da anni le cosche, che si sono infiltrate soprattutto nei settori dell'edilizia e del movimento terra. A Corsico, per esempio, come ha documentato la maxioperazione 'Infinito' del luglio scorso che ha portato a 180 arresti in Lombardia, era stato costituito un locale di 'ndrangheta con a capo quel Pasquale Zappia che, prima di finire in manette, era stato da poco messo al vertice della cupola lombarda.

I 16 arresti, firmati dal gip milanese Gaetano Brusa su richiesta del pm Alessandra Dolci, hanno invece colpito in particolare le famiglie Barbaro e Pangallo, originarie di Platì (Reggio Calabria). La prima era già rimasta coinvolta, dal luglio del 2008 in poi, in due operazioni della Dda di Milano, la 'Cerberus' e la 'Parco Sud', citate anche nell'ultima relazione della Direzione investigativa antimafia come esempio di infiltrazione mafiosa nell'ambito imprenditoriale ed economico milanese. Alcuni esponenti dei Pangallo, invece, erano stati arrestati nel maggio 2009 per una grande truffa legata all'accensione di falsi mutui.

Tratto da "La Repubblica" del 14 dicembre 2010 (per il seguito, clicca qui).

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

Leonardo Morici: «Sono queste le proposte del Partito Democratico»

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Caro Damiano,

in seguito alla richiesta da parte di frequentatori assidui del blog pudivi.it, molto prolissi quando si trovano di fronte a un pc ma poco partecipi quando si tratta di “fare politica all’aria aperta”, con questo mio intervento intendo presentare ancor più chiaramente le proposte del Partito Democratico, che si propone come alternativa vera e forte all’attuale governo Berlusconi, impegnato non a governare bensì a fare di tutto pur di proteggere gli interessi del proprio premier.

Riforma Fiscale

Perchè il programma del PD parte proprio dal “Fisco”, argomento indigesto alla maggioranza dei cittadini? Perchè è dalla riforma fiscale che bisogna partire per cercare di dare uno scossone all’Italia, paese in forte stagnazione economica e lavorativa.
La riforma fiscale proposta dal PD si basa su cinque punti cardinali: ancoraggio costituzionale all’articolo 53 (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”), evasione fiscale, federalismo fiscale, crisi economica e sociale, green economy.

Ancoraggio costituzionale: la giungla fiscale italiana è molto distante dal principio di progressività citato nell’art.53; la principale imposta diretta (IRPEF) è diventata via via un’imposta di “ceto”, versata quasi esclusivamente da dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi con trattenuta alla fonte. Quello che occorre fare per cambiare le cose è una vera riforma tributaria consistente nell’abbassamento dell’aliquota sul primo scaglione di reddito dal 23% al 20%, nella revisione degli scaglioni a favore dei redditi medio-bassi, nella riforma della modalità di detrazione a vantaggio dei giovani, degli ultra-settantenni e delle famiglie soprattutto se monoreddito, nella tracciabilità dei pagamenti.

Evasione fiscale: il livello di evasione fiscale in Italia è a livelli irragionevoli; siamo giunti infatti ad avere una percentuale di evasione fiscale pari al 15% del PIL (ovvero 300 miliardi di euro) e ciò comporta una perdita per lo stato di 125 miliardi di euro l’anno, una quantità di denaro pari a circa 10 finanziarie. È una situazione inaccettabile, che va combattuta con tutte le forze necessarie e mai agevolata, come recentemente successo con il condono-scudo fiscale tremontiano. L’evasione non va però combattuta solo con la repressione, ma anche con politiche di semplificazione burocratica e di riduzione graduale del carico fiscale (“un euro recuperato equivarrà a un euro di sgravio fiscale”).

Federalismo fiscale: l’attuazione del federalismo è un’ottima opportunità, ma solo se effettuata in maniera equa. L’errore fatto dall’attuale governo è stato quello di tagliare i trasferimenti agli enti locali (-40% dal 2010 al 2011) prima ancora di delineare il nuovo sistema fiscale, creando notevoli difficoltà ai comuni italiani.

Crisi economica e sociale: la crisi di questi ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Il governo per molto tempo ne ha negato l’esistenza, rimanendo immobile e facendo affidamento solo ed esclusivamente sugli ammortizzatori sociali: cassa integrazione, mobilità ma soprattutto la famiglia e la capacità di risparmio che caratterizza gli italiani. Già perchè sono state queste ultime due voci a permettere all’Italia di non sprofondare (come accaduto per esempio per la Spagna), ma di mantenersi in una posizione precaria, “di galleggiamento”. È ora importante, però, ripartire e per farlo occorre una politica di semplificazione e di aiuto per le piccole e medie imprese (riforma degli Studi di Settore), per i lavoratori dipendenti (incentivazione all’assunzione a tempo indeterminato per giovani e donne con taglio dell’Irap) e per i redditi medio-bassi.

Green economy: la ripresa dell’Italia si basa anche sull’incentivazione dell’economia verde, molto meno costosa e più redditizia in termini energetici. Il progetto del PD è quello di renderla centrale tramite politiche di detrazione fiscale e di finanziamento, così come già iniziato dal governo Prodi ma bruscamente interrotto dal governo Berlusconi (anche se il gruppo PD in commissione ambiente è riuscito recentemente a far prolungare per il 2011 la detrazione del 55% per le ristrutturazioni ecosostenibili).

“Diritto unico del lavoro”
Il PD è “il partito del lavoro”, è un partito “fondato sul lavoro”.
Per il PD, il nesso tra diritti di cittadinanza e diritti sociali e del lavoro è indissolubile, in quanto il lavoro è fonte di identità della persona umana e, al tempo stesso, come indicato all’art 1 della nostra Costituzione, fonte di cittadinanza democratica. Il PD intende rappresentare il lavoro “in tutte le sue forme”, dal lavoro stabile a tempo indeterminato, al lavoro precario e parasubordinato, dal lavoro di artigiani, commercianti e professionisti, al lavoro dell’imprenditore.
Due problemi fondamentali attanagliano il lavoro italiano: la precarietà e il bassissimo tasso di occupazione di donne e giovani. Per cercare di risolvere questi problemi il PD propone un modello unico di contratto di lavoro, il “diritto unico del lavoro”.
Per raggiungere questo obiettivo occorre:
- incentivare il contratto a tempo indeterminato attraverso il minor costo della stabilità rispetto alla precarietà (“un’ora di lavoro precario non può costare meno di un’ora di lavoro stabile”),
- introdurre i “diritti della cittadinanza” (esempio assegno di disoccupazione) per tutte le forme di lavoro,
- integrare le pensioni delle giovani generazioni a carico della fiscalità generale,
- introdurre un reddito minimo,
- incentivare il lavoro delle donne attraverso detrazioni fiscali,
- favorire l’emersione del lavoro nero attraverso le riforme delle misure legislative e amministrative.

Sono questi i veri problemi del Paese, la crisi economica e il lavoro, argomenti messi da parte dall’attuale governo ma da cui occorre ripartire.

Da dove prendere le risorse? Ovviamente dalle tasse, l’unico modo esistente per portare avanti le riforme. Il PD non vuole aggravare ulteriormente la già elevata pressione fiscale (tra le più alte d’Europa), ma occorre capire che tutti devono fare la propria parte in base ovviamente al proprio reddito. È per questo che il PD propone di tassare le rendite finanziarie nello stesso modo in cui vengono tassate le rendite da lavoro e intende ripristinare la tassa sull’immobile per i ceti medio-alti. Perchè tassare l’immobile? Perchè in un paese che ha bisogno di crescere occorre procedere con sgravi sul lavoro e sulle imprese e, di conseguenza, aumentare la tassazione sugli immobili, spostando un gettito fiscale di circa 15 miliardi di euro. A questo proposito invito a leggere l’interessante articolo “Su, tassiamo la casa“ di Filippo Taddei (giovane economista italiano di caratura internazionale) pubblicato su L’Espresso.

Esistono ovviamente anche altre fonti recuperabili. Come scritto sopra, infatti, esistono ingenti somme evase (125 miliardi di euro), che vanno recuperate e utilizzate per le riforme e per diminuire la pressione fiscale per i ceti medio-bassi, i più colpiti dalla crisi economica e coloro da cui deve ripartire il sistema Italia.

La proposta del PD non si esaurisce ovviamente nella riforma fiscale e del lavoro, ma è da queste che occorre partire, perchè senza queste due importantissime riforme le altre non riuscirebbero ad avere la necessaria incisività per rendere l’Italia un paese moderno ed efficiente.

Per qualsiasi ulteriore richiesta mi potete contattare a leonardo.morici@hotmail.it o al 345-1019551.

Leonardo Morici
Segretario Circolo PD
Motta Visconti


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lunedì 13 dicembre 2010

Carlo Bianchi: «Un epitaffio a 41 anni dalla strage di Piazza Fontana»

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Ieri era il 12 dicembre. 41 anni fa vi fu la Strage fascista di Stato alla Banca dell’Agricoltura di Milano. 17 morti e 88 feriti.

Lo stesso giorno venne portata in Questura l’anarchico Giuseppe Pinelli, già fermato ed interrogato nell’aprile del 1969 durante l’inchiesta per gli attentati alla Fiera di Milano, che poi si rivelarono di matrice fascista.

Il 15 dicembre, dopo tre giorni di interrogatori, Pinelli precipita dal quarto piano della questura milanese e muore. “I suoi alibi erano caduti” sentenziò il Questore Guida, additandolo come l’autore della strage. Pinelli era innocente, aveva l’unica colpa di essere un anarchico individualista. In seguito un altro anarchico venne arrestato quale autore della strage: Pietro Valpreda. Un altro facile capro espiatorio che dimostrò la propria innocenza qualche anno dopo. La strage fu di matrice fascista ed avvenne durante la strategia della tensione alla quale parteciparono attivamente alcuni apparati dello Stato.

A 41 anni dalla strage, ancora manca la verità “giudiziaria” su chi furono gli esecutori ed i mandanti.

Per questo motivo, intendo commemorare le vittime innocenti di quel dicembre ’69, riportando una poesia (epitaffio) di E.L Masters tratta dall’Antologia di Spoon River (Einaudi Editore, Gli Struzzi n. 13):

“La macchina del “Clarion” di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago:
“Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati
Ritta sui gradini di un tempio marmoreo.
Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete
d’oro da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
“Non guarda in faccia a nessuno”.
Poi un giovane col berretto rosso
balzò al suo fianco e le strappò la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose
sulle palpebre marce;
le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di un’anima morente
le era scritto sul volto.
Ma la folla vide perché portava la benda”
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Carlo Bianchi

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

sabato 11 dicembre 2010

Arrivano i Finiani di Motta Visconti

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E' Alessio Negri, classe 1989, il fondatore del gruppo "Futuro e Libertà" di Motta Visconti. Ecco il link: clicca qui.


Qui sopra, una delle immagini contenute nella pagina di Facebook.

Redazione di "Punto di Vista"
E-mail: pudivi@tiscali.it

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

venerdì 10 dicembre 2010

Fornoni: largo ai giovani, «capisco la rabbia e la condivido»

Caro Blog,

sono rimasto colpito dal commento di un (immagino) giovane blogger in risposta a “"Il potere logora la Lega"” del 7 dicembre e credo che l'argomento meriti la visibilità di un topic d'apertura.

«Ah ah! GRANDE! a casa i vecchi! fatevi un'esame di coscienza [con la i, benedetto ragazzo ! Ndr] e riflettete sulla attuale situazione dell'italia.....è tutta farina del sacco della vostra generazione! ai vostri figli e nipoti lasciate l'onere di pagarvi la pensione senza la possibilità di lavorare”», dice questo nostro giovane amico riferendosi a uno scambio di battute tra il 70 enne Bianchi e un anonimo suo “ammiratore” che gli aveva benevolmente ricordato come la sua data di nascita (l'ormai lontano 1940 – XVIII dell'Era Fascista) coincidesse con avvenimenti storici di cui si è ormai quasi persa la memoria come l'entrata in guerra dell'Italia fascista o la prima maglia rosa di un certo Fausto Coppi...

Io di anni ne ho "solo" 65 ma devo dire che capisco la rabbia di chi ha scritto il commento delle 19,20 e ne condivido pienamente il contenuto: secondo me a una certa età bisogna andare in pensione e non cercare altre occupazioni nella politica o peggio ancora nel nero, anche perchè, fatalmente, il Padre Eterno ci presenta il conto e l'aggiornamento culturale di noi anziani è quello che è cioè scarso.
Se non ci credete provate a mettere davanti a un ipod ipad o come cavolo si chiama un ragazzino di seconda media e un sapiente 65 enne...

O forse qualcuno pensa di interpretare da 65/70 enne i problemi e le aspirazioni di una o due o magari tre generazioni dopo di lui? Non vi ricordate di quando, giovani sessantottini, ridevamo dei nostri nonni che stavano ancora a parlare di Fanfani, Malagodi e Togliatti ?

Vorrei allora fare un appello ai miei coetanei: la nostra vita è andata come è andata, cari ragazzi e care ragazze, ridicolo cercare da vecchi di realizzare quello che non siamo riusciti a realizzare da giovani.

Se, giustamente, ci sentiamo ancora giovani e vitali ci sono tante cose alle quali possiamo dedicarci, prime tra tutte quelle del fare del bene al nostro prossimo e alla natura che prima o poi dobbiamo lasciare in eredità ai nostri figli, che sono poi le uniche cose di cui un giorno ci verrà chiesto conto.

Diamo spazio e vere opportunità a questi nostri ragazzi che se lo meritano !

Roberto Fornoni

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giovedì 9 dicembre 2010

Bianchi: «Sante Caserio, ho sempre riflettuto sul perché di quel gesto»

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A Motta, durante gli anni ’50/60, si udivano ancora, seppure in maniera confusa ed ovattata, gli echi lontani dell’assassinio del presidente francese Sadi-Carnot perpetrato dal nostro compaesano Sante Caserio nel 1894.

Ogni volta che si accennava a quell’evento, vi era chi non mancava di sottolineare il disagio vissuto per molti anni dai parenti di Sante, travolti dal “disonore” causato loro dall’efferato delitto commesso dal loro congiunto. Questo aspetto della vicenda è stata portata all’attenzione nostra dal Monsignor Monsignor Ambrogio Palestra col suo libro “Storia di Motta Visconti e dell’antico Vicus di Campese” (ed. San Marco, 1982, pagg. 208/211).

Se per me era scontato, comprensibile e condivisibile il dolore e lo sconcerto dei familiari, rimanevo perplesso nell’apprendere che il “peso della colpa” fosse stato in qualche modo addossato anche alle generazioni successive. Si diceva che alcune generazioni di parenti di Sante Caserio, per diversi anni, furono banditi dalla Francia e che a loro non era consentito andare in quel Paese. Si diceva che vi era chi preferiva non passare per Motta perché paese dell’anarchico Caserio. Si diceva che i mottesi venissero scherniti perché compaesani di Sante Caserio, ecc.



Devo dire che, una volta diventato adulto, tutto questo “disonore” per il gesto di Sante, che qualcuno intendeva proiettare sull’intero paese, personalmente non lo ravvisavo. E, con ogni probabilità, anche da parte di molti altri mottesi.
Ascoltavo con un certo fastidio le parole di coloro che dandolo per accertato, descrivevano Sante come un povero imbecille truffato dai propri compagni.

Facevo molta fatica ad accettare come vera la tesi dell’estrazione a sorte di chi doveva portare a compimento l’assassinio del Presidente della repubblica francese. Questa era la versione corrente, ma l’istinto mi diceva che non poteva essere andata così.

Ho sempre pensato che per compiere un simile gesto, un ragazzo di 21 anni avrebbe dovuto avere delle motivazioni e delle convinzioni che se ai giorni nostri possono essere ritenute anacronistiche, in quel contesto storico avrebbero dovuto avere una valenza tale, non da giustificarne l’atto, ma certamente per comprenderlo e per inquadrare Sante sotto una luce diversa. Ho sempre riflettuto su queste cose, senza venire a capo delle mie perplessità. Mi mancavano dei riscontri validi.

L’occasione propizia per squarciare il velo della mia ignoranza me la fornì il libro presentato nel 2006 a Motta Visconti (“Per quel sogno di un mondo nuovo”, Euzelia editrice), l’autore Rino Gualtieri. In quella serata non mancai di accennare che non mi capacitavo del fatto che i mottesi si vergognassero di un evento così lontano e che per la prima volta si parlasse in un contesto pubblico di Sante Caserio. Quell’occasione e quel libro mi hanno fornito l’occasione di poter leggere alcuni brani estratti dagli atti del processo a Sante e ciò che l’istinto mi aveva suggerito, prendeva corpo e mi indicava la pista giusta per poter capire: i gravissimi fatti avvenuti ad Aigues Mortes, nella Camargue francese, dell’agosto del 1893.

In quel processo Sante Caserio dichiarò: “Ho ucciso quell’uomo (Sadi-Carnot, n.d.r.) perché era un simbolo. Il responsabile di quanto era accaduto giusto l’anno prima, il 24 giugno 1893 ad Aigues Mortes alle saline vicino a Nimes.”

Spesso mi reco per alcuni giorni di vacanza in Camargue e la visita alle saline teatro delle vicende che spinsero Caserio a compiere l’omicidio rientra nei tour di routine di ogni turista che staziona in quei bellissimi posti. Ho cercato tracce di quell’evento, ma invano.

Ho invece raccolto alcuni frammenti di notizie su Internet (clicca qui) e, nella speranza che anche altri siano interessati da questa storia, allego alcune pagine della ricerca.

Carlo Bianchi

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Casorate Primo: Concerto di Natale in Oratorio

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CONCERTO DI NATALE IN ORATORIO 2° Edizione
Città di Casorate Primo
Mercoledì 22 dicembre 2010 alle ore 21,00 in Oratorio
Info su www.oratoriosacrocuore.org

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martedì 7 dicembre 2010

"Metastasi", il libro di Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli

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Da "L'infedele" di Gad Lerner, trasmesso ieri sera.

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Il potere logora la Lega (cronache dalla profonda Padania ciellina, 2)

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Il palcoscenico iper-locale di Abbiategrasso (Mi) è uno di quelli in cui sta andando in scena lo psicodramma di un anti-partito di lotta diventato un super-partito autarchico di governo, con i caratteri di una monarchia ereditaria e una sua ortodossia indiscutibile.
«C'è voluto un mese intero prima che la Lega riuscisse a inventarsi un sostituto, e che alla fine il nuovo vicesindaco di Abbiategrasso è stato trovato a… Motta Visconti. Difficile spiegare ai "foresti" cosa significhi per un abbiatense, per giunta leghista, ritrovarsi un vice mottese, come se a Bià non ci fosse gente degna (i due comuni distano solo 14 km, ma sembrano lontani anni luce).

Vi lasciamo immaginare i commenti feroci, le battute, i litigi fratricidi, nella piazza vera e in quella digitale (certi scambi di mail, filtrati all'esterno, meriterebbero di essere pubblicati per intero). Il neo-vicesindaco abbiatense - che si chiama Angelo De Giovanni, ha una vasta esperienza amministrativa e per quanto ci riguarda potrebbe anche essere il miglior vicesindaco dell'emisfero boreale, non è in discussione la persona, ma il metodo - è stato un aspirante sindaco di Motta bocciato dagli elettori, ma anche un aspirante consigliere regionale che non è riuscito ad approdare al Pirellone. Un fedelissimo che la Lega voleva premiare?

Inutile dire che il partito non la pensa così. Simone Gelli, consigliere provinciale e assessore a Magenta, nominato commissario per risolvere le diatribe interne alla Lega abbiatense, ha chiesto di replicare all'articolo di Micromega dedicato alla vicenda Lovati («per ristabilire un minimo di verità», scriveva), e noi lo abbiamo accontentato, facendogli qualche domanda sul tema».

di Fabrizio Tassi, tratto da "MicroMega" (per il seguito, clicca qui).

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sabato 4 dicembre 2010

De Giovanni: «Sono uno di voi»

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Tratto da "L'Eco della Città" - edizione di Abbiategrasso.

Per conoscere meglio l’assessore Angelo De Giovanni, designato dalla Lega Nord in sostituzione dell’ex assessore e vicesindaco Flavio Lovati, abbiamo deciso di intervistarlo. Un compito non facile il suo, visto il clamore suscitato dalla vicenda, cominciata con le esternazioni del suo predecessore, molto critiche nei confronti del partito, i cui vertici hanno deciso poi di dimissionarlo. Clamore amplificato dai partiti di minoranza che hanno portato la vicenda in Consiglio comunale lunedì 15 novembre, il primo per il neo assessore. Gli chiediamo: che impressione ha avuto? Come ha vissuto la vicenda e la ‘precettazione’ del partito?

“Non me l’aspettavo così... vivo nell’abbiatense, anche se Motta Visconti è più piccola mi rendo conto che le reazioni e le dinamiche sono ovunque simili. E’ stata una scelta condivisa, me l’hanno chiesto dopo aver valutato diverse possibilità, mi hanno contattato non molto tempo fa. Prima di togliere le deleghe a Lovati, hanno parlato più volte con lui per cercare una soluzione condivisa, è stata una scelta dolorosa perché Lovati è stato un buon amministratore ma dal punto di vista politico non è stato ineccepibile... Sono qui perché la Lega ritiene che possa garantire un buon servizio ma non sono stato calato dall’alto perché all’interno della sezione locale il direttivo ha indicato me, preferendomi ad altre decisioni”.

Vorremmo far capire agli abbiatensi, come abbiamo fatto con gli altri politici in passato, chi è Angelo De Giovanni. Cos’ha fatto e cosa fa nella vita?

“Ho un’azienda di progettazione, installazione e manutenzione di impianti frigoriferi per la grande distribuzione. Dopo l’apposito diploma di tecniche frigorifere ho lavorato per una società francese, facevo collaudi internazionali. Intanto ho conseguito un diploma francese presso l’unica università del freddo europea, poi ho fondato un’azienda familiare e successivamente, nel ’90, l’attuale società che si avvale di alcuni dipendenti e collaboratori. Ho 2 figli, 2 nipotini, una compagna e...una grande passione per la politica”.

Per il seguito, clicca qui.

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venerdì 3 dicembre 2010

Oggi sul ponte della Becca: Abelli non vuole rispondere e s'incazza col giornalista di Annozero

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La troupe di Anno Zero, a sorpresa, sul Ponte della Becca. E’ accaduto questa mattina, durante la visita ufficiale dell’assessore regionale Raffaele Cattaneo al ponte chiuso perchè a rischio cedimento. L’obiettivo del giornalista Rai era però il parlamentare bronese del Pdl Giancarlo Abelli, intervenuto a Mezzanino a fianco dell’assessore regionale ai trasporti insieme a molti altri politici: il deputato Pdl Nola, i consiglieri regionali Ciocca, Villani e Pesato, il presidente della Provincia Poma, il sindaco di Pavia Cattaneo.

Le domande rivolte all’onorevole Abelli si sono concentrate principalmente sui suoi rapporti con l’ex direttore dell’Asl di Pavia, Carlo Chiriaco. Ma non hanno risparmiato neppure l’arresto della moglie di Abelli, Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale. Nessuna risposta da parte del parlamentare, che si è infuriato con l'inviato di Santoro: “Anno Zero è un programma indegno e di parte. Non parlo con voi”.

Tratto da "La Provincia pavese" online (clicca qui).

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Da non perdere: i "CantoVita"

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Non crederete ai vostri occhi...

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La ‘ndrina dell’affarismo che Maroni conosce bene ma chissà perché nega

«Buccinasco, 28mila abitanti alle porte di Milano, tre panetterie e 30 agenzie immobiliari, visto che il mattone tira più del pane, è detta la Platì del nord, perché è considerata una delle roccaforti della 'ndrangheta in Lombardia. Non è la sola, né la più importante, ma è l'archetipo della mafia che dilaga in Padania con una struttura territoriale che la Direzione Investigativa Antimafia descrive di tipo "federativo". Da Buccinasco a Paderno e Corsico, da Sondrio al pavese fino all'alto mantovano, e giù oltre i confini lombardi, la 'ndrangheta è strutturata sul territorio con mastrogenerali, reggenti, affiliati, picciotti, colletti bianchi, imprenditori e politici conniventi. Nessuno meglio di Roberto Maroni, che ha alcuni meriti nella lotta alle mafie, conosce questa situazione.

Non solo perché è lombardo, non solo perché è ministro dell'Interno e riceve i mattinali delle questure e dei carabinieri con i rapporti sulle gesta delle 'ndrine nel suo territorio. Ma anche perché nell'ultimo decennio, da dirigente della Lega Nord, ha potuto osservare da vicino la crescita del sistema mafioso attraverso il progressivo inquinamento degli appalti, dei lavori pubblici, della sanità, che da sola rappresenta ogni anno in Lombardia una spesa di 16 miliardi, il 72% del bilancio regionale. E' suonata perciò alquanto stonata la protesta del ministro, poi prudentemente rientrata, contro Roberto Saviano, il quale non ha fatto altro che rendere esplicite televisivamente notizie a lui ben note.

Pur senza tirare in ballo il consigliere regionale leghista Angelo Ciocca, eletto con 19mila voti, più di quelli ottenuti da Renzo Bossi, fotografato dai carabinieri del Ros con il presunto boss della 'ndrangheta lombarda Pino Neri, Maroni sa meglio di chiunque altro ciò che, dopo anni di scontri di potere, ha portato in Lombardia il sodalizio con Roberto Formigoni, Comunione e Liberazione, la Compagnia delle Opere e tutto il mondo degli affari che vi ruota intorno. Se la testimonianza dell'ex assessore regionale alla Sanità del suo partito Alessandro Cé, cacciato da lui e da Bossi, non gli basta, gli consigliamo la lettura di un titanico saggio di Ferruccio Pinotti in uscita per i tipi di Chiarelettere, La lobby di Dio.

A Gudo Gambaredo, frazione della Platì mafiosa del nord, viveva il leader carismatico di Cl don Luigi Giussani. Del suo movimento Formigoni è oggi il politico di riferimento e la Compagnia delle Opere il braccio armato in affari non sempre cristallini. In una rete di potere e di interessi quantomeno opaca spesso spuntano le cosche federaliste milanesi. Difficilmente Maroni può negare che il patto con il formigonismo sembra saldare la fusione della forza popolare della Lega con la destra cattolica propensa agli affari, in una specie di partito cristiano di massa. Forse, come sospetta il politologo Giorgio Galli, la forza del conservatorismo di radice giussaniana è arrivata al punto di modificare il Dna della Lega Nord, che dopo le ampolle e i riti celtici si è impregnata di tradizionalismo cattolico. E forse in qualche sua parte anche di affarismo sul modello CdO».

di Alberto Statera, Repubblica Affari & Finanza, tratto da "MicroMega" (clicca qui).

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giovedì 2 dicembre 2010

CLAMOROSO: la famiglia Paparone si dissocia «integralmente» dal volantino diffuso da Scamarda

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Gentile Damiano,

ti allego una lettera pervenuta ieri al protocollo comunale, in cui i signori citati nel volantino del Consigliere Scamarda, si dissociano dai suoi contenuti.

Ti invio questo documento per la sua pubblicazione, perché ritengo importante che i cittadini sappiamo a che squallido livello di falsità certi personaggi politici possono arrivare pur di 'fare notizia'.

Posso assicurarti che nonostante la battaglia legale in corso, e avendo conosciuto i signori in questione, i termini usati nel volantino ero certa non provenissero da loro, ma fossero frutto solo delle 'menti' politiche del PDL, Berlusconi per Scamarda.

Tanto dovevo a tutti e cordialmente ti saluto.

Laura Cazzola
Sindaco di Motta Visconti (MI)
Sito internet: www.comune.mottavisconti.mi.it

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mercoledì 1 dicembre 2010

Don Giorgio a tutto gas! «Donne, umiliate dal porco, ribellatevi!»

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"Donne, umiliate dal porco, ribellatevi!"

Sopra, don Giorgio De Capitani.

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Caso Paparone: «Mandato agli avvocati del Comune per risarcimento danni al Pdl»

Gentile Damiano,

anche a te, che mi hai sollecitato un "chiarimento" rispetto a quanto denunciato da alcuni giornali prima e dal delirante volantino del Consigliere Scamarda poi, devo rispondere che l'Amministrazione non intende discutere sui giornali le vicende che riguardano privati cittadini, nei confronti dei quali l'Amministrazione si è mossa solo e semplicemente applicando le leggi. Essendoci poi in corso, dal lontano 2007, una causa promossa contro il Comune da alcune delle persone coinvolte, è di tutta evidenza che non daremo certo delucidazioni sino a quando non si sia arrivati a sentenza.

Una vicenda che si basa tutta, e per tutti gli aspetti che coinvolgono entrambe le situazioni, su illeciti, false dichiarazioni e violazioni di ogni genere denunciate, anche a livello penale, verso alcuni.

Posso, e lo faccio più che volentieri, inviarti il testo della comunicazione che ho letto ieri sera in Consiglio Comunale e posso solo, ulteriormente, precisare che le norme, ci piacciano o meno, si applicano e si fanno rispettare.

Certo, si può immaginare che qualcuno - come in un passato non tanto remoto - immagini ancora che la Giunta possa (e voglia), a sua discrezione, utilizzare o meno le leggi e certamente questo avviene ancora da tante parti, dove il politico di turno 'convince' i funzionari a voltarsi dall'altra parte. Così non è nel Comune di Motta, né lo sarà mai, finché ci saremo noi.

Cordialmente

Laura Cazzola
Sindaco di Motta Visconti (MI)
Sito internet: www.comune.mottavisconti.mi.it

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CASO “PAPERINO E PAPERONE”:
COMUNICAZIONE DEL SINDACO LAURA CAZZOLA


In occasione della serata concessa alla Lega Nord per un’assemblea pubblica sul federalismo fiscale, alcuni sostenitori del gruppo PDL, Berlusconi per Scamarda hanno lasciato in giro per la sede comunale un volantino in cui l’Amministrazione viene accusata di ogni presunta nefandezza. Prendiamo atto dell’assoluta mancanza di rispetto nei confronti della sede Comunale, dove mai, a memoria, qualcuno si era permesso di utilizzare la sede istituzionale per far propaganda, al di fuori del periodo della campagna elettorale e nell’ambito degli spazi a questo scopo autorizzati. Ma pazienza: se ci si limitasse a questo, si dimostrerebbe solo l’inciviltà degli autori di questo comportamento.

Diversamente, nei contenuti, il volantino prodotto dal PDL, Berlusconi per Scamarda confeziona una sequela di falsità inaudite, tipiche di chi non avendo assolutamente alcun argomento politico serio su cui invitare i cittadini alla riflessione e alla discussione, utilizza la menzogna come strumento. Saviano l’ha definita la macchina del fango, ben a ragione.

L’argomentare delle quattro pagine, sulle cui elucubrazioni nessun Consigliere di minoranza si è mai premurato di informarsi presso gli uffici competenti, tratta una vicenda per la quale da anni vi è un contenzioso presso il TAR di Milano e che nasce da illeciti perpetrati ai danni delle leggi vigenti: allora come ora. Nonostante svariati tentavi da parte dei giornali di zona, l’Amministrazione ha sempre scelto di non commentare la ‘personale’ versione dei fatti proposta dalle persone coinvolte, preferendo che siano i Tribunali a decidere.

Nelle quattro pagine scritte dal PDL, Berlusconi per Scamarda non vi è una sola parola di verità e, soprattutto, vi è l’ennesima dimostrazione della totale ignoranza, da parte del capogruppo e dei suoi collaboratori, per altro alcuni ex assessori, delle norme che il Comune deve applicare.

Informo, quindi, il Consiglio comunale che è stato già dato mandato agli avvocati di procedere con una causa di risarcimento danni per le offese che il gruppo PDL, Berlusconi per Scamarda ha procurato all’Istituzione “Comune” che, come i Consiglieri di minoranza dovrebbero sapere, opera per il tramite dei suoi Funzionari e Dipendenti, spesso mal pagati, che altro non fanno se non applicare le disposizioni che altre Istituzioni hanno emanato: nello specifico il Parlamento e la Regione.

Il risarcimento richiesto vuole affermare il rispetto per il loro lavoro, la loro serietà, la loro indipendenza oltre che sanzionare le vergognose ingiurie rivolte loro e alla parte politica.


Laura Cazzola
Sindaco di Motta Visconti (MI)
Motta Visconti, 30 novembre 2010

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Il blog di Pudivi.it: seconda metà di novembre al top per pagine visitate

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Seconda metà di novembre, è boom per il blog di Pudivi.it: il numero delle pagine visitate quotidianamente ha sempre oltrepassato quota 200, con punte di 362 pagine il 17 novembre e 343 nella giornata di ieri.

Come avevamo già detto, ci sembrano numeri di tutto rispetto che, secondo noi, dimostrano le potenzialità di uno strumento di divulgazione dell'informazione locale, integrativo e/o alternativo ai veicoli tradizionali.

ATTENZIONE: le statistiche del primo semestre dell'anno ancora non esistevano; per il secondo semestre, fanno fede le informazioni con decorrenza dal 1° luglio 2010.

Redazione di "Punto di Vista"
E-mail: pudivi@tiscali.it

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«Scorie nucleari? Le terrei a casa». Chi l'ha detto? Umberto Veronesi

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«Potrei tranquillamente dormire in camera con le scorie radioattive».

Umberto Veronesi, futuro presidente dell'Agenzia per la sicurezza sul nucleare (il voto finale delle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive è stato rinviato a oggi, ndr) nega risolutamente che le scorie radioattive possano rappresentare un pericolo per la salute. A margine del forum On Food & Nutrition, organizzato dalla Barilla, il celebre oncologo è andato giù piatto.

«Le scorie non sono un problema per la salute, si tratta di una piccola quantità di materiale radioattivo che viene chiuso tra quattro blocchi di piombo, che viene vetrificato». Quindi «non si prendono radiazioni, io potrei dormire in camera con le scorie nucleari e non uscirebbe neanche una minima quantità di radiazioni».

Frasi destinate a creare polemiche. Veronesi riconosce che lo stoccaggio delle scorte può diventare problematico ma solo «con il tempo». E chiede di guardare a quello che succede negli altri Paesi europei, in particolare Spagna, Svezia e Francia. «In Spagna hanno fatto un bando per chiedere quali comuni desiderano avere le scorie e c'è una gara per averle perchè le varie città hanno capito che chi fa questo sacrificio, chi si prende questo impegno avrà una quantità di benefici tali che quel comune avrà una spinta fortissima».

Altro capitolo fondamentale. Le centrali nucleari. Quante? «Il nucleare non è una scelta - attacca Veronesi -– è una necessità quindi sono sicuro che potremmo mettere in atto i nostri progetti per quattro o addirittura otto centrali nucleari».

E soprattutto dove? Veronesi fa correre un brivido sulla schiena dei governatori italiani: «Tutte le Regioni posono essere candidate a ospitare una centrale». E visto che siamo a Milano ricorda che a pochi chilometri dalla Lombardia, in Svizzera, ci sono già cinque centrali e «ieri è uscita la notizia che ne stanno facendo altre tre, quindi un totale di otto centrali vicino alle nostre porte per una popolazione più piccola della Lombardia». Come dire, la Lombardia è una candidata naturale. Per la gioia del presidente Roberto Formigoni.

Articolo di Maurizio Giannattasio dal "Corriere della Sera" di oggi, 1° dicembre 2010. Segnalazione di Roberto Fornoni

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Comuni dei Navigli: il nuovo Consiglio di Amministrazione 2010-2015

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È stato eletto, per il quinquennio 2010-2015, il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio dei Comuni dei Navigli. L’Assemblea dei soci si è riunita lo scorso 24 novembre nella sede di Albairate, in via Cesare Battisti.

I comuni consorziati sono: Albairate, Arluno, Bernate Ticino, Besate, Boffalora Sopra Ticino, Bubbiano, Buscate, Busto Garolfo, Calvignasco, Casorate Primo, Cassinetta di Lugagnano, Castano Primo, Cisliano, Corbetta, Cuggiono, Cusago, Mesero, Morimondo, Motta Visconti, Ozzero, Vanzaghello e Vittuone, oltre ai Comuni di Marcallo c/Casone e Robecco s/Naviglio convenzionati per la promozione turistica.

All’assemblea per l’elezione del CdA erano presenti 19 amministrazioni pari all’87% dei voti. Alla presidenza è stato riconfermato, per il quinquennio 2010-2015, l’uscente Carlo Ferré che ha ottenuto 15 preferenze (pari all’83,3% dei voti validi) rispetto all’altro candidato Mario Bartezzaghi che ha ricevuto 3 voti.

Sono stati eletti come membri del CdA: Giuseppe Artemagni (10 voti, proposto dal Comune di Casorate Primo), Antonio Airaghi (9 voti, proposto dal Comune di Corbetta), Loris Damiani (9 voti, proposto dal Comune di Ozzero), Leopoldo Alessandri (4 voti, proposto dal Comune di Castano Primo).

Il Consorzio dei Comuni dei Navigli si occupa di gestione integrata dei servizi di igiene ambientale e promozione turistica del territorio. Ha recentemente commissionato un’indagine sulle potenzialità turistiche del territorio, in collaborazione con Assolombarda (l’associazione delle imprese industriali e del terziario dell’area milanese) e lo IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano). L’indagine ha dimostrato che promuovere lo sviluppo turistico nell’Est Ticino è un’impresa possibile. Il Consorzio nel complesso serve un bacino di circa 130 mila abitanti.

Consorzio dei Comuni dei Navigli
Sito internet: www.consorzionavigli.it

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