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Caro Damiano,
in seguito alla richiesta da parte di frequentatori assidui del blog pudivi.it, molto prolissi quando si trovano di fronte a un pc ma poco partecipi quando si tratta di “fare politica all’aria aperta”, con questo mio intervento intendo presentare ancor più chiaramente le proposte del Partito Democratico, che si propone come alternativa vera e forte all’attuale governo Berlusconi, impegnato non a governare bensì a fare di tutto pur di proteggere gli interessi del proprio premier.
Riforma FiscalePerchè il programma del PD parte proprio dal “Fisco”, argomento indigesto alla maggioranza dei cittadini? Perchè è dalla riforma fiscale che bisogna partire per cercare di dare uno scossone all’Italia, paese in forte stagnazione economica e lavorativa.
La riforma fiscale proposta dal PD si basa su cinque punti cardinali: ancoraggio costituzionale all’articolo 53 (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”), evasione fiscale, federalismo fiscale, crisi economica e sociale, green economy.
Ancoraggio costituzionale: la giungla fiscale italiana è molto distante dal principio di progressività citato nell’art.53; la principale imposta diretta (IRPEF) è diventata via via un’imposta di “ceto”, versata quasi esclusivamente da dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi con trattenuta alla fonte. Quello che occorre fare per cambiare le cose è una vera riforma tributaria consistente nell’abbassamento dell’aliquota sul primo scaglione di reddito dal 23% al 20%, nella revisione degli scaglioni a favore dei redditi medio-bassi, nella riforma della modalità di detrazione a vantaggio dei giovani, degli ultra-settantenni e delle famiglie soprattutto se monoreddito, nella tracciabilità dei pagamenti.
Evasione fiscale: il livello di evasione fiscale in Italia è a livelli irragionevoli; siamo giunti infatti ad avere una percentuale di evasione fiscale pari al 15% del PIL (ovvero 300 miliardi di euro) e ciò comporta una perdita per lo stato di 125 miliardi di euro l’anno, una quantità di denaro pari a circa 10 finanziarie. È una situazione inaccettabile, che va combattuta con tutte le forze necessarie e mai agevolata, come recentemente successo con il condono-scudo fiscale tremontiano. L’evasione non va però combattuta solo con la repressione, ma anche con politiche di semplificazione burocratica e di riduzione graduale del carico fiscale (“un euro recuperato equivarrà a un euro di sgravio fiscale”).
Federalismo fiscale: l’attuazione del federalismo è un’ottima opportunità, ma solo se effettuata in maniera equa. L’errore fatto dall’attuale governo è stato quello di tagliare i trasferimenti agli enti locali (-40% dal 2010 al 2011) prima ancora di delineare il nuovo sistema fiscale, creando notevoli difficoltà ai comuni italiani.
Crisi economica e sociale: la crisi di questi ultimi anni è sotto gli occhi di tutti. Il governo per molto tempo ne ha negato l’esistenza, rimanendo immobile e facendo affidamento solo ed esclusivamente sugli ammortizzatori sociali: cassa integrazione, mobilità ma soprattutto la famiglia e la capacità di risparmio che caratterizza gli italiani. Già perchè sono state queste ultime due voci a permettere all’Italia di non sprofondare (come accaduto per esempio per la Spagna), ma di mantenersi in una posizione precaria, “di galleggiamento”. È ora importante, però, ripartire e per farlo occorre una politica di semplificazione e di aiuto per le piccole e medie imprese (riforma degli Studi di Settore), per i lavoratori dipendenti (incentivazione all’assunzione a tempo indeterminato per giovani e donne con taglio dell’Irap) e per i redditi medio-bassi.
Green economy: la ripresa dell’Italia si basa anche sull’incentivazione dell’economia verde, molto meno costosa e più redditizia in termini energetici. Il progetto del PD è quello di renderla centrale tramite politiche di detrazione fiscale e di finanziamento, così come già iniziato dal governo Prodi ma bruscamente interrotto dal governo Berlusconi (anche se il gruppo PD in commissione ambiente è riuscito recentemente a far prolungare per il 2011 la detrazione del 55% per le ristrutturazioni ecosostenibili).
“Diritto unico del lavoro”Il PD è “il partito del lavoro”, è un partito “fondato sul lavoro”.
Per il PD, il nesso tra diritti di cittadinanza e diritti sociali e del lavoro è indissolubile, in quanto il lavoro è fonte di identità della persona umana e, al tempo stesso, come indicato all’art 1 della nostra Costituzione, fonte di cittadinanza democratica. Il PD intende rappresentare il lavoro “in tutte le sue forme”, dal lavoro stabile a tempo indeterminato, al lavoro precario e parasubordinato, dal lavoro di artigiani, commercianti e professionisti, al lavoro dell’imprenditore.
Due problemi fondamentali attanagliano il lavoro italiano: la precarietà e il bassissimo tasso di occupazione di donne e giovani. Per cercare di risolvere questi problemi il PD propone un modello unico di contratto di lavoro, il “diritto unico del lavoro”.
Per raggiungere questo obiettivo occorre:
- incentivare il contratto a tempo indeterminato attraverso il minor costo della stabilità rispetto alla precarietà (“un’ora di lavoro precario non può costare meno di un’ora di lavoro stabile”),
- introdurre i “diritti della cittadinanza” (esempio assegno di disoccupazione) per tutte le forme di lavoro,
- integrare le pensioni delle giovani generazioni a carico della fiscalità generale,
- introdurre un reddito minimo,
- incentivare il lavoro delle donne attraverso detrazioni fiscali,
- favorire l’emersione del lavoro nero attraverso le riforme delle misure legislative e amministrative.
Sono questi i veri problemi del Paese, la crisi economica e il lavoro, argomenti messi da parte dall’attuale governo ma da cui occorre ripartire.
Da dove prendere le risorse? Ovviamente dalle tasse, l’unico modo esistente per portare avanti le riforme. Il PD non vuole aggravare ulteriormente la già elevata pressione fiscale (tra le più alte d’Europa), ma occorre capire che tutti devono fare la propria parte in base ovviamente al proprio reddito. È per questo che il PD propone di tassare le rendite finanziarie nello stesso modo in cui vengono tassate le rendite da lavoro e intende ripristinare la tassa sull’immobile per i ceti medio-alti. Perchè tassare l’immobile? Perchè in un paese che ha bisogno di crescere occorre procedere con sgravi sul lavoro e sulle imprese e, di conseguenza, aumentare la tassazione sugli immobili, spostando un gettito fiscale di circa 15 miliardi di euro. A questo proposito invito a leggere l’interessante articolo “Su, tassiamo la casa“ di Filippo Taddei (giovane economista italiano di caratura internazionale) pubblicato su L’Espresso.
Esistono ovviamente anche altre fonti recuperabili. Come scritto sopra, infatti, esistono ingenti somme evase (125 miliardi di euro), che vanno recuperate e utilizzate per le riforme e per diminuire la pressione fiscale per i ceti medio-bassi, i più colpiti dalla crisi economica e coloro da cui deve ripartire il sistema Italia.
La proposta del PD non si esaurisce ovviamente nella riforma fiscale e del lavoro, ma è da queste che occorre partire, perchè senza queste due importantissime riforme le altre non riuscirebbero ad avere la necessaria incisività per rendere l’Italia un paese moderno ed efficiente.
Per qualsiasi ulteriore richiesta mi potete contattare a leonardo.morici@hotmail.it o al 345-1019551.
Leonardo MoriciSegretario Circolo PD
Motta Visconti- - - - - - -
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Damiano Negri