«Leggo la lettera dell’ex assessore di Borgarello Giovanni Calabrò, favorevole all’annunciato Centro commerciale «Factoria» (pubblicata ieri sul quotidiano "La Provincia Pavese", n.d.r.). Secondo Calabrò il paese «lo vuole perché porterà posti per i residenti».
L’ex assessore si aggiorni. Secondo Confcommercio il nuovo ipermercato procurerà 279 nuovi posti di lavoro, sia pure malpagati e con un’ampia percentuale di contratti a tempo determinato e part-time. Tuttavia, la stessa Confederazione delle imprese e del lavoro autonomo rileva che per contro se ne perderanno 573! Tirando le somme: 294 posti in meno. E una pietra tombale sui negozi della zona.
Ahinoi, il dato è per difetto. Alcune recenti ricerche francesi dimostrano che un posto di lavoro precario nella grande distribuzione ne distrugge cinque - e fissi - nei negozi di vicinato. In Francia, già alla fine degli anni Settanta, l’espansionismo del modello iper aveva cancellato il 17 per cento dei panifici, l’84 per cento dei negozi alimentari, il 43 per cento dei ferramenta.
Sono numeri allarmanti, che trovano conferma in una recente indagine della Cgia (Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre: in Italia, tra il 2001 e il 2009 si registra un aumento di poco più di 21.000 addetti nella grande distribuzione ma specularmente si sono persi quasi 130.000 (centotrentamila!) posti di lavoro nelle piccole botteghe. Vale a dire che per ogni nuovo occupato in un Centro commerciale, si perdono sei posti di lavoro tra i piccoli negozianti obbligati a chiudere i battenti.
Figurarsi a Pavia, territorio già saturo, luogo dove il piccolo commercio è letteralmente soffocato da quattro «iper» (San Martino e Vigentina, oltre ai vicini centri commerciali di Assago e Montebello) e da una moltitudine di «super».
Se la provincia ne è più che satura, se sarà devastante per il paesaggio, se intaserà di traffico inquinante il breve tratto tra Pavia e il nuovo Centro, se non porterà altri posti di lavoro, se danneggerà l’economia in generale e il commercio di vicinato in particolare, se toglierà alle persone anziane i negozi sotto casa, se la chiusura dei negozi immiserirà i gia miseri rapporti sociali e peggiorerà la già povera vita di quartiere e di paese, se il la cultura «iper» non risponde al pubblico interesse, se tra i visitatori delle nuove Agorà uno solo su tre compra qualcosa, se il Pgt di Borgarello è su molti aspetti fuorilegge, se... se... se... allora perché inaugurarne un altro? Semplice: è conveniente per gli speculatori. Per loro un iper è come il maiale: non si butta via niente; ma il cinema o le merci sugli scaffali sono la nuda foglia di fico, il sottoprodotto del business vero, quello della variazione di destinazione d’uso dei suoli (per «decisione» della pubblica amministrazione) il cui valore lievita a ogni passaggio di mano e soprattutto muove denaro, di non sempre limpida provenienza.
Conviene dunque a chi detiene capitali da investire (immobiliaristi, faccendieri, affaristi) o liquidità da dilavare (le mafie)».
Giovanni Giovannetti (clicca qui)
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A PROPOSITO DI PIETROGINO PEZZANO
Dopo la nomina di Giuseppe Tuccitto ai vertici dell'Asl pavese la Lega nord canta vittoria: l'assessore lumbàrd alla sanità Luciano Bresciani si spinge a dire che il generale della Guardia di Finanza in pensione Tuccitto saprà «intercettare immediatamente ogni tentativo di infiltrazione mafiosa». Soddisfatto anche il governatore lombardo Roberto Formigoni che, attento alla meritocrazia, ai vertici della sanità lombarda ha voluto «uomini in sintonia con la Regione».
Uomini come il ciellino Luca Stucchi, indagato a Mantova per corruzione e turbativa d'asta eppure confermato ai vertici della locale azienda ospedaliera. Uomini come PietroGino Pezzano, già indagato negli anni Ottanta per narcotraffico, fino a ieri direttore generale dell'Asl Monza e Brianza, ora a ricoprire la stessa carica presso l'Asl Milano1. Pezzano ha ottenuto semaforo verdelega dallo stesso Bresciani, l'assessore che vorrebbe «intercettare immediatamente ogni tentativo di infiltrazione mafiosa».
A proposito di sintonie. Pezzano può vantarne parecchie: sintonie con il capo della 'Ndrangheta lombarda Pino Neri, che lo chiamava confidenzialmente Gino o «il pezzo grosso della Brianza», uno che «fa favori a tutti». Sintonie con l'onorevole Gian Carlo Abelli (sempre Neri in una intercettazione: «sono grandi amici con Abelli, glielo presentai io a Gino»). Sintonie con gli amici d'infanzia nonché affiliati Giuseppe Sgrò e Pio Candeloro, quest'ultimo capo "società" - cioè vice capo - della Locale 'ndranghetista di Desio. Sintonie con Candeloro Polimeni, altro componente della Locale di Desio (Pezzano a Polimeni: «Hai bisogno di me?»; Polimeni: «Si, quando vuole»; Pezzano «Dove vengo?»).
Sintonie con Eduardo Sgrò, altro componente della Locale di Desio dedito all'estorsione (dal 13 luglio sono tutti in carcere), al quale Pezzano affida l'installazione di alcuni condizionatori nelle Asl di Cesano Maderno, Desio e Carate Brianza (Sgrò: «Dobbiamo chiamare il direttore generale, che è amico mio, così lo chiamiamo e fissiamo un appuntamento»). Sintonie con il governatore lombardo Roberto Formigoni, soddisfatto per aver potuto nominare «uomini in sintonia con la Regione»
Giovanni Giovannetti (clicca qui)
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mercoledì 19 gennaio 2011
Borgarello: «Perché la cultura "iper" a noi non convince»
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Gli ipermercati costano tanti soldi e tante rogne ambientali per cui gli imprenditori, che di solito non sono dei benefattori, li vanno a fare dove c'è già una elevata concentrazione di tante belle lottizzazioni come quelle che si vedono in tanti paesi a noi vicini con la benedizione e i voti dei commercianti illusi che chi si trasferisce a Motta Visconti o a Borgarello provenendo dalle ridenti località di Rozzano o di Corsico smetta all'improvviso di andare nei centri commerciali per mettersi a spendere i suoi pochi soldi nelle botteghe di Motta Visconti o di Borgarello notoriamente fornite di ogni ben di dio a prezzi di saldo. CHI E' CAUSA DEL SUO MAL PIANGA SE' STESSO CARI SIGNORI BOTTEGAI.......
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