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giovedì 20 gennaio 2011

L'elefante Calderoli ha partorito un «Porcellum fiscale» bocciato in pieno dall'ANCI

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UFFICIO DI PRESIDENZA DELL’ANCI, 20 gennaio 2011

Ritenuto:

• che la situazione della finanza locale sia penalizzata da alcune misure adottate nel corso del 2010 e negli anni precedenti che non hanno trovato una soluzione normativa adeguata;

• che la predisposizione dei bilanci di previsione per l’anno 2011 e per gli anni seguenti sia fortemente condizionata dai tagli ai trasferimenti erariali, dal blocco del’addizionale IRPEF, dal peso della manovra a carico del comparto dei comuni, dalla limitazione all’indebitamento e dal ripristino parziale della norma sull’utilizzo degli oneri di urbanizzazione;

• che il decreto legislativo in materia di federalismo fiscale dei comuni possa rappresentare un’occasione per dare risposte adeguate a queste emergenze che stanno determinando un inasprimento delle tariffe ed una contrazione dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese.

VISTO

• che il contenuto del decreto legislativo in materia di federalismo fiscale dei comuni depositato nella giornata di ieri dal Governo contiene una sostanziale riscrittura delle norme e degli istituti fiscali presi in considerazioni tali da poter essere considerato una nuova proposta sulla quale è necessario avviare un nuovo confronto tecnico e politico;

• che tale proposta contiene una disciplina transitoria per gli anni 2011-2013 ed una previsione a regime per gli anni 2014 e seguenti;

• che la disciplina transitoria non contiene quelle risposte in materia di autonomia più volte richieste dall’Anci che potevano consentire di recuperare anche se parzialmente i tagli alle risorse prodotti nel 2010, come lo sblocco dell’addizionale IRPEF, il contributo di soggiorno e la devoluzione dell’incremento di gettito dei tributi immobiliari attribuiti ai comuni;

• che la fase a regime, pur individuando una serie di opportunità per incrementare l’autonomia dei comuni, mantiene ancora troppe incertezze relative ai tempi ed ai valori tali da non poter consentire una piena valutazione degli effetti che le nuove norme potranno determinare sul territorio;

• che manca totalmente una regolamentazione della perequazione dalla quale dipende la tenuta dell’assetto che la legge n.42 ha definito;

RITIENE

• che sia necessaria una ulteriore fase di interlocuzione con il governo ed con il Parlamento;

• che sia necessaria la convocazione di una conferenza Unificata straordinaria per discutere e modificare gli aspetti ancora non soddisfacenti;

• che debba essere meglio valutato l’impatto che il decreto produrrà sulla finanza pubblica e sulla finanza territoriale;

• che debbano essere inserite delle integrazioni per:
a. sbloccare da subito il potere di modificare o introdurre l’aliquota dell’addizionale comunale all’IRPEF
b. prevedere che l’incremento di gettito dei tributi devoluti resti nei comuni ove esso è prodotto;
c. prevedere l’immediata possibilità di applicare il contributo di soggiorno per tutti i comuni e riportarlo ai valori già individuati nella legislazione vigente;
d. stabilire modalità che consentano di decidere congiuntamente - Governo, Parlamento e Comuni - le aliquote di compartecipazione ai tributi immobiliari, all’IRPEF, alla cedolare secca nonché di avere certezza e stabilità per l’aliquota dell’IMUP da fissare nel decreto;
e. definire un quadro dettagliato del fondo perequativo con particolare riferimento alle modalità di finanziamento dello stesso;
f. consentire una effettiva analisi della base imponibile e del gettito dell’IMUP come modificata nella nuova versione e la conseguente aliquota di equilibrio;
g. consentire una rapida definizione della disciplina della TARSU-TIA – salvaguardando il ruolo e le funzioni dei comuni in tema di gestione dei rifiuti - e dell’imposta di scopo eliminando il rinvio a nuovi decreti integrativi.
h. Prevedere forme di sostegno alle unioni e alle fusioni di comuni ex art.12 lett. F) della legge n.42/09.

Associazione Nazionale Comuni Italiani
Sito internet: www.anci.it

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

mercoledì 19 gennaio 2011

Borgarello: «Perché la cultura "iper" a noi non convince»

«Leggo la lettera dell’ex assessore di Borgarello Giovanni Calabrò, favorevole all’annunciato Centro commerciale «Factoria» (pubblicata ieri sul quotidiano "La Provincia Pavese", n.d.r.). Secondo Calabrò il paese «lo vuole perché porterà posti per i residenti».

L’ex assessore si aggiorni. Secondo Confcommercio il nuovo ipermercato procurerà 279 nuovi posti di lavoro, sia pure malpagati e con un’ampia percentuale di contratti a tempo determinato e part-time. Tuttavia, la stessa Confederazione delle imprese e del lavoro autonomo rileva che per contro se ne perderanno 573! Tirando le somme: 294 posti in meno. E una pietra tombale sui negozi della zona.

Ahinoi, il dato è per difetto. Alcune recenti ricerche francesi dimostrano che un posto di lavoro precario nella grande distribuzione ne distrugge cinque - e fissi - nei negozi di vicinato. In Francia, già alla fine degli anni Settanta, l’espansionismo del modello iper aveva cancellato il 17 per cento dei panifici, l’84 per cento dei negozi alimentari, il 43 per cento dei ferramenta.

Sono numeri allarmanti, che trovano conferma in una recente indagine della Cgia (Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre: in Italia, tra il 2001 e il 2009 si registra un aumento di poco più di 21.000 addetti nella grande distribuzione ma specularmente si sono persi quasi 130.000 (centotrentamila!) posti di lavoro nelle piccole botteghe. Vale a dire che per ogni nuovo occupato in un Centro commerciale, si perdono sei posti di lavoro tra i piccoli negozianti obbligati a chiudere i battenti.

Figurarsi a Pavia, territorio già saturo, luogo dove il piccolo commercio è letteralmente soffocato da quattro «iper» (San Martino e Vigentina, oltre ai vicini centri commerciali di Assago e Montebello) e da una moltitudine di «super».

Se la provincia ne è più che satura, se sarà devastante per il paesaggio, se intaserà di traffico inquinante il breve tratto tra Pavia e il nuovo Centro, se non porterà altri posti di lavoro, se danneggerà l’economia in generale e il commercio di vicinato in particolare, se toglierà alle persone anziane i negozi sotto casa, se la chiusura dei negozi immiserirà i gia miseri rapporti sociali e peggiorerà la già povera vita di quartiere e di paese, se il la cultura «iper» non risponde al pubblico interesse, se tra i visitatori delle nuove Agorà uno solo su tre compra qualcosa, se il Pgt di Borgarello è su molti aspetti fuorilegge, se... se... se... allora perché inaugurarne un altro? Semplice: è conveniente per gli speculatori. Per loro un iper è come il maiale: non si butta via niente; ma il cinema o le merci sugli scaffali sono la nuda foglia di fico, il sottoprodotto del business vero, quello della variazione di destinazione d’uso dei suoli (per «decisione» della pubblica amministrazione) il cui valore lievita a ogni passaggio di mano e soprattutto muove denaro, di non sempre limpida provenienza.

Conviene dunque a chi detiene capitali da investire (immobiliaristi, faccendieri, affaristi) o liquidità da dilavare (le mafie)».

Giovanni Giovannetti (clicca qui)

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A PROPOSITO DI PIETROGINO PEZZANO

Dopo la nomina di Giuseppe Tuccitto ai vertici dell'Asl pavese la Lega nord canta vittoria: l'assessore lumbàrd alla sanità Luciano Bresciani si spinge a dire che il generale della Guardia di Finanza in pensione Tuccitto saprà «intercettare immediatamente ogni tentativo di infiltrazione mafiosa». Soddisfatto anche il governatore lombardo Roberto Formigoni che, attento alla meritocrazia, ai vertici della sanità lombarda ha voluto «uomini in sintonia con la Regione».
Uomini come il ciellino Luca Stucchi, indagato a Mantova per corruzione e turbativa d'asta eppure confermato ai vertici della locale azienda ospedaliera. Uomini come PietroGino Pezzano, già indagato negli anni Ottanta per narcotraffico, fino a ieri direttore generale dell'Asl Monza e Brianza, ora a ricoprire la stessa carica presso l'Asl Milano1. Pezzano ha ottenuto semaforo verdelega dallo stesso Bresciani, l'assessore che vorrebbe «intercettare immediatamente ogni tentativo di infiltrazione mafiosa».

A proposito di sintonie. Pezzano può vantarne parecchie: sintonie con il capo della 'Ndrangheta lombarda Pino Neri, che lo chiamava confidenzialmente Gino o «il pezzo grosso della Brianza», uno che «fa favori a tutti». Sintonie con l'onorevole Gian Carlo Abelli (sempre Neri in una intercettazione: «sono grandi amici con Abelli, glielo presentai io a Gino»). Sintonie con gli amici d'infanzia nonché affiliati Giuseppe Sgrò e Pio Candeloro, quest'ultimo capo "società" - cioè vice capo - della Locale 'ndranghetista di Desio. Sintonie con Candeloro Polimeni, altro componente della Locale di Desio (Pezzano a Polimeni: «Hai bisogno di me?»; Polimeni: «Si, quando vuole»; Pezzano «Dove vengo?»).

Sintonie con Eduardo Sgrò, altro componente della Locale di Desio dedito all'estorsione (dal 13 luglio sono tutti in carcere), al quale Pezzano affida l'installazione di alcuni condizionatori nelle Asl di Cesano Maderno, Desio e Carate Brianza (Sgrò: «Dobbiamo chiamare il direttore generale, che è amico mio, così lo chiamiamo e fissiamo un appuntamento»). Sintonie con il governatore lombardo Roberto Formigoni, soddisfatto per aver potuto nominare «uomini in sintonia con la Regione»

Giovanni Giovannetti (clicca qui)

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

Bunga-bunga: «Invito per la presentazione di persona sottoposta ad indagini»

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«...al fine di occultare sia il delitto di cui al capo che segue e di assicurarsi per esso l'impunità, sia altri fatti, anche di rilevanza penale non a lui ascrivibili, ma comunque suscettibili di arrecare nocumento alla sua immagine di uomo pubblico, abusando della sua qualità di Presidente del Consiglio dei Ministri, la notte tra il 27 e il 28.05.2010, avendo appreso che la minore El Mahroug Karima - da lui in precedenza frequentata - era stata fermata e condotta presso la Questura di Milano, si metteva in contatto con il Capo di Gabinetto del Questore, dr. Pietro Ostuni e rappresentandogli che tale ragazza minorenne, di origine nord africana, gli era stata segnalata come nipote di Mubarak, (circostanza peraltro palesemente falsa), lo sollecitava ad accelerare le procedure per il suo rilascio, aggiungendo che il Consigliere Regionale Nicole Minetti si sarebbe fatta carico del suo affido e, quindi, induceva il dr. Pietro Ostuni a dare disposizioni alla dr.ssa Giorgia latrate...»

Scarica il documento integrale (4 MB circa) cliccando qui.

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Qui sopra, una curiosità pubblicata da "La Provincia Pavese" di oggi...

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

lunedì 17 gennaio 2011

Dalle catene di montaggio di "Hardcore", «nello stabilimento ha vinto il sì»

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Ha vinto il sì – pur se di pochissimo – anche nei reparti bunga-bunga dello stabilimento di Arcore. Ora i turni per le signorine saranno più lunghi, la pausa per riposare solo di dieci minuti, il diritto di sciopero non più garantito. A quanto si apprende, avrebbero votato no le ragazze più sveglie, quelle che il lavoro lo conoscono, ne sanno le fatiche, la stanchezza, il logoramento che porta.

Il palo della lap dance spesso freddo a inizio turno, la mensa sempre un po’ triste con le pennette tricolori e le canzoncine che inneggiano al padrone Berluschionne, l’umiliazione del ritiro delle buste con lo stipendio, senza contributi né assegni familiari. E intanto, dicono molte, sentite dalla questura, il piano industriale non è chiaro, non arriva, non te lo fanno nemmeno vedere.

Altre denunciano una specie di caporalato: Emilio chiama Lele, Lele passa col furgone a prelevarle, loro arrivano in fabbrica e si cambiano: via i vestiti e su la tuta, da infermiera, da poliziotta, a seno nudo. Dopo la pausa (dieci minuti) alcune escono dai cancelli, stanche, altre restano per gli straordinari, che possono durare anche tutta la notte.

Il nuovo accordo prevede niente malattia prima dei festivi e niente diritto di sciopero, chi vota no perde anche il diritto all’appartamentino pagato dall’azienda. Hanno votato sì le più privilegiate, le impiegate, quelle passate dalla catena di montaggio ad incarichi più prestigiosi, come il reclutamento, o l’affido dalla questura di lavoratrici minorenni sorprese fuori dalla fabbrica senza documenti.

Di queste condizioni di lavoro al limite del disumano, qualcuna parla, racconta al telefono alle colleghe, ruba qualche foto nei reparti e la mette sul suo computer. Il padrone, stock options comprese, guadagna mille, diecimila, centomila volte quello che prendono loro. Chi non ci sta è fuori dalla fabbrica, ributtata per la strada. Fabbrica Italia. E se compare una stella a cinque punte tracciata col rossetto sullo specchio del bagno? La stampa è molto allarmata: tornerà il terrorismo?

Tratto dal blog di Alessandro Robecchi (clicca qui)

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Il videomessaggio di Berlusconi: un’analisi

Berlusconi torna ai videomessaggi a cuore aperto. A mali estremi, estremi rimedi: se negli ultimi mesi aveva spesso e volentieri adoperato il mezzo audio (messaggio ai promotori della Libertà) per incidere sull’agenda politica e giornalistica, ricavando immenso beneficio dalla possibilità di non apparire né su schermo né in pubblico e ottenendo comunque un’eco mediatica del tutto paragonabile, la scelta di tornare in video è dunque significativa di per sè.

Come spesso accade nei passaggi delicati della gestione comunicativa di Berlusconi, soprattutto all’insorgere di potenziali crisi con l’opinione pubblica, il team di lavoro del Premier mostra una precisione e una scientificità assoluta, anche nei dettagli più marginali. E francamente non mi aspettavo nulla di diverso da ciò che ho visto, nei contenuti come nella forma.

Anche l’elemento più notiziabile, ossia lo “stabile rapporto d’affetto”, rientra in un canovaccio in fondo prevedibile: a settembre 2010 ipotizzai proprio questo tipo di colpo di scena sul mio profilo Facebook e in un articolo. Se l’ho ipotizzato io, figurarsi i suoi analisti.

Ma proviamo a soffermarci sugli elementi distintivi di questa uscita:

• il contenuto. Berlusconi utilizza 8 minuti e mezzo (davvero troppi) per porre l’accento su tre concetti: 1. Le intercettazioni sono un’intrusione nella mia vita privata e potrebbe succedere lo stesso anche a voi comuni cittadini; 2. Non pago le donne; 3. Sono fidanzato. Ci sono anche due ulteriori, interessanti, corollari: a. La Minetti è perseguitata perché voleva fare politica; b. Ho dato lavoro a decine di migliaia di persone. I primi tre punti coincidono con la sua arringa difensiva e anticipano, di fatto, la volontà di non presentarsi dai giudici per la convocazione prevista tra il 21 e il 23 gennaio. Se lo farà, sarà solo per una precisa motivazione strategica. Questo doppio movimento è forse l’aspetto più interessante del messaggio di Berlusconi: parla alle TV rivolgendosi ai giudici; se andrà dai giudici lo farà per rivolgersi all’opinione pubblica. I due corollari, invece, puntellano l’immaginario collettivo che Berlusconi ha sapientemente costruito nel tempo: in Italia bisogna aver fiducia nel futuro (puoi fare politica ad alti livelli anche se hai 25 anni e non hai curriculum), la vita ti va meglio se sei servile con me e con il potere; comunque vada, io genero lavoro e dunque sono buono, oltre che potentissimo;

• il setting. Berlusconi torna a parlare (di sé) davanti alla libreria che, nel 1994, coincise con la sua “discesa in campo”. Non ci potrebbe essere luogo più rassicurante per il suo elettorato: quel set è probabilmente percepito come ancor più istituzionale di quello di Palazzo Chigi. Dopo mesi di smodate attenzioni riservate a un altro tipo di pubblico, parlando alla pancia, o meglio, al basso ventre, Berlusconi ha oggi bisogno di confortare l’elettorato moderato (soprattutto quello fintamente benpensante). I cattolici e le famiglie hanno bisogno di sentirsi dire che lui è fidanzato, che non tradisce, che ha una compagna anche un po’ gelosa e che lo controlla, quasi lo tiene a bada, a dimostrazione che amor vincit omnia, soprattutto se gli avversari sono l’invidia di chi vorrebbe essere alle sue feste e l’odio della magistratura ossessionata nel tentativo di sovvertire l’ordine democratico. Le foto di famiglia appaiono sullo sfondo proprio per rinforzare l’impostazione generale del messaggio.

• le parole e il tono. Il Premier parla con difficoltà sempre maggiore in italiano fluido. I piccoli errori di pronuncia sono oramai una costante delle uscite pubbliche di Berlusconi. Questa è la testimonianza più evidente di un personaggio pubblico che, pur pienamente lucido, ha settantaquattro anni e appare stanco, logorato dalla continua esposizione mediatica. Forse è questo il motivo per cui, per la prima volta in un videomessaggio di questa importanza, Berlusconi legge. È questa la novità più significativa dal punto di vista comunicativo: la lettura rappresenta la volontà di rispettare fedelmente un canovaccio o il bisogno di non “perdere il filo del discorso”, o più semplicemente il bisogno di rispettare uno schema mentale che poi coincide con l’arringa difensiva ideata da Ghedini, Longo e dagli analisti che, evidentemente, hanno valutato fondamentale l’artificio della “fidanzata” per riposizionare l’immagine pubblica di Berlusconi. Un’ultima, ma non meno importante scelta: il timing della pubblicazione del messaggio. Uscire di domenica vuol dire avere tutte le luci puntati addosso e l’assenza di un contraddittorio credibile: da oggi saranno le carte dei giudici a “parlare”, ma di certo Berlusconi ha avuto ventiquattro ore per inoculare le sue verità nell’opinione pubblica.

I punti di debolezza restano evidenti e sono sempre gli stessi:

• difficile credere a chi dice di non aver pagato donne quando Nicolò Ghedini, un giudice, di certo non una toga rossa, ha parlato del Premier come dell’utilizzatore finale. Dubito che agli italiani interessi chi poi abbia emesso fattura;

• difficile credere agli outing di Berlusconi sulla sua vita privata, dopo aver negato di aver conosciuto il giudice Mills che poi fu condannato per essere stato corrotto proprio dal Premier (per non parlare della D’Addario e di infiniti altri casi di doppia verità);

• difficile credere a chi utilizza gli avverbi ‘mai’ e ‘sempre’ con una facilità imbarazzante, soprattutto dopo essere stato smentito sistematicamente dai fatti e, talvolta, da se stesso.

In sintesi, la mossa di Berlusconi è apparsa nuovamente eccelsa, un altro piccolo bignami di comunicazione, ma in ogni caso appare più una mossa tattica che strategica, più una reazione difensiva che un tentativo di contrattacco.

La comunicazione non basta a salvare un uomo, pur potente, da se stesso. Per fortuna.

tratto da "Il Fatto Quotidiano", a cura di Dino Amenduni (clicca qui).

Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

sabato 15 gennaio 2011

"Bunga-bunga": «Sono l’unica indignata a vivere con schifo quanto sta accadendo?»

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Egregio Punto di Vista,

so che il vostro giornale non si occupa di gossip e, sinceramente, apprezzo molto questa vostra linea. La lettera che vi scrivo nasce non tanto dall’esigenza di commentare i fatti privati del Presidente del Consiglio, quanto dall’esigenza di capire se sono l’unica indignata a vivere con schifo quanto sta accadendo.

Tralascio di dire che chi ricopre una carica pubblica deve, non dovrebbe, mantenere comportamenti decenti. Tralascio di chiedermi quanto costa al popolo italiano mantenere le scorte e le auto blu che trasportano escort nelle residenze governative. Tralascio anche di commentare la vergogna che provo, come italiana, quando vedo un premier truccato, con una pancia enorme, fare il ridanciano sulle sue velleità e attività, chiamiamole, extra governative.

Mi limito, si fa per dire, a ragionare come madre di un’adolescente. Quello che mi ha fatto scattare la molla di scrivere questa lettera sono state le dichiarazioni del Ministro Gelmini, che si univa alla tiritera dei prezzolati che dicono che i giudici sono tutti comunisti.

Io non sono comunista, tutt’altro e non sono una bigotta. Credo nella libertà personale delle persone e difendo il diritto di rifarsi una famiglia a chi ha avuto la disgrazia di vedere fallire la prima. Faccio finta, anche, di credere che gli uomini – ancora oggi – abbiano da soddisfare pruriti ‘particolari’ che trovano sollievo solo dietro prestazioni a pagamento (mia nonna sosteneva che le ragazze per bene certe cose non le fanno e quindi era ovvio che gli uomini ‘per certe cose’ andassero nei bordelli : ma mia nonna era dell’inizio del secolo scorso). Posso far finta di credere a tutto e di giustificare tutto: ma le minorenni no!

Se invece di chiamarsi Silvio, le stesse cose le avesse fatte un qualsiasi signor Rossi, l’Italia intera sarebbe insorta e avrebbe tentato il linciaggio. Ci sarebbero state ronde a difesa della virtù delle nostre figlie. Ma il signore si chiama Silvio e, nonostante la situazione fosse già esplosa oltre un anno fa, anche con la denuncia della moglie che lo aveva definito ‘malato’, si tace o si grida al sovvertimento delle istituzioni.

Ma dove siamo arrivati? Ma il Ministro Gelmini, oggi mamma di una bimba, cosa farebbe, come si comporterebbe se un vecchio malato invitasse sua figlia ai ‘bunga-bunga’?

Le chiedo, e chiedo ai suoi lettori, si può davvero accettare tutto?

La mamma di Silvia

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

giovedì 13 gennaio 2011

Sindaci della Lega Nord e centrosinistra contro Pezzano, sorpreso con affiliati ai clan della 'ndrangheta

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Sopra, Pietrogino Pezzano.

«Il primo obiettivo sembra raggiunto: mettere in imbarazzo la Lega. Ma la mobilitazione di associazioni, Comuni e consiglieri regionali del centrosinistra contro la nomina di Pietrogino Pezzano, “promosso” dal governatore Roberto Formigoni da direttore generale dalla Asl di Monza e Brianza alla più estesa Milano 1, punta più in alto. Non solo a dividere il fronte dei sindaci: con le nove adesioni arrivate, a chiedere le dimissioni sono 19 Comuni compresi nell’Asl Milano 1 (che amministra la zona Nordovest della provincia, da Legnano a Motta Visconti), tutti di centrosinistra, ma tra i critici ci sono anche il primo cittadino leghista di Cornaredo e altri dieci lumbard hanno chiesto una pausa di riflessione.

Dopo la presa di distanza del vice presidente regionale Davide Boni — e la replica di Formigoni, il quale ha ricordato che la nomina è stata decisa «da tutta la giunta all’unanimità» — l’ambizione vera è spaccare la maggioranza al Pirellone sulla questione morale. Con una mozione.

Il documento, presentato dal consigliere regionale idv Giulio Cavalli e sottoscritto da Pd, Sel, Udc e Pensionati, riassume i termini della questione: il nome di Pezzano è emerso nelle carte della Infinito, la maxiinchiesta della Direzione distrettuale antimafia che si è appena conclusa con 175 decreti di giudizio immediato. Il manager 63enne, originario di Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, è stato fotografato dai carabinieri mentre era in compagnia di due affiliati della cosca di Desio, Candeloro Polimeno e Saverio Moscato (morto prima del maxiblitz). Di lui parla, in un’intercettazione, anche l’avvocato tributarista Pino Neri, considerato il reggente della ‘ndrangheta in Lombardia. In questi termini: «Tu lo conosci a Gino Pezzano? È un pezzo grosso della Brianza, della Sanità... Fa favori a tutti». Oppure: «È uno che si muove bene, con Abelli sono grandi amici, l’ho presentato io a Gino».

In un altro passaggio, il direttore generale è al telefono con Giuseppe Sgrò, arrestato insieme col fratello Eduardo, un imprenditore interessato alla fornitura di condizionatori d’aria in alcune sedi dell’azienda sanitaria di Monza. A Sgrò, Pezzano si rivolge perché lo aiuti a mandare «con urgenza» delle piante in Calabria. Una richiesta che negli atti della Dda viene messa in relazione con un altro dialogo, quello in cui Eduardo Sgrò parla con un ingegnere della fornitura agli uffici Asl di Cesano, Desio e Carate: «Il bando dell’appalto ce l’ha?», chiede l’ingegnere. «Chiamiamo insieme il direttore generale, che è amico mio — risponde Sgrò — e ci fissiamo un appuntamento».

Le posizioni iscritte nel fascicolo della Dda sono 473: oltre agli arrestati, che saranno in gran parte processati a maggio — per tre carabinieri accusati di corruzione, invece, l’udienza preliminare è fissata oggi — figurano quasi trecento indagati sulla cui identità i pm hanno voluto mantenere, finora, il massimo riserbo. Ufficialmente, così, Pezzano non risulta indagato e potrebbe anche non esserlo. Ma per Carlo Borghetti, del Pd, è poco più che un dettaglio: «Per noi è una questione di opportunità politica. Nel merito restiamo garantisti». Sulla stessa lunghezza d’onda Chiara Cremonesi, di Sel, che sullo sfondo vede «il tema di nomine così importanti affidato ancora a logiche di fedeltà di partito». Per questo la mozione, oltre a chiedere la revoca della nomina perché “non ci siano ombre” — in una regione che si è da poco scoperta nel mirino delle mafie — propone di “rivedere le modalità di scelta dei direttori di Asl e Aziende ospedaliere secondo criteri di trasparenza e qualità, anche tramite l’istituzione di un’autorità terza che valuti i profili professionali”.

Formigoni, però, non sembra volerci ripensare. «È un caso che non ha evidenze». Del resto, fu questa la sua posizione anche quando a rimanere impigliato in un processo per un appalto concesso a una ditta considerata in odor di mafia fu Carlo Lucchina: l’allora direttore dell’ospedale di Varese fu poi promosso direttore generale della Sanità in Regione. E il tribunale lo assolse, anche se poi la procura ha presentato appello. Ma per Roberto Nava, il primo cittadino di Vanzago che guida la rivolta dei ribelli anti-Pezzano — e appoggia il referendum consultivo indetto per il 29 da Sos usura — il caso di Pezzano è diverso. E assicura: «Sto ricevendo molti incoraggiamenti da gente che vota centrodestra. Lancio un appello agli amministratori leghisti affinché riflettano bene e passino dalle parole ai fatti».

di Davide Carlucci tratto da "La Repubblica" (clicca qui).

mercoledì 12 gennaio 2011

Et voilà: zitti zitti, il maxi Centro commerciale di Borgarello lo avalla il commissario

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La maxi cementificazione sul comune di Borgarello per l'ennesimo centro commerciale (qui sopra in basso a sinistra).

Cosa è successo lunedì 11 gennaio: «Il centro commerciale è compatibile con i parametri previsti dalla Regione. In pratica è il via libera al progetto quello dato ieri a Milano dal Pirellone durante la seconda parte della conferenza di servizi. Per il rappresentante della società che dovrà realizzare l'operazione da oltre cento milioni di euro, Costantino Serughetti, è l'ora di fare il conto alla rovescia dopo undici anni di attesa: «Se tutto va bene, i lavori inizieranno a novembre di quest'anno. L'apertura, invece, è prevista per dicembre 2012».

Determinanti i sì, ieri, di Regione, Comune di Borgarello e Provincia. Ma anche l'apertura di due Comuni: Giussago e soprattutto Certosa. Sempre contrari, invece, Pavia e San Genesio. In pratica, è fatta per i costruttori. Al tavolo ci sono tutti: sindaci e amministratori dei Comuni vicini (Pavia, San Genesio, Certosa e ovviamente Borgarello, rappresentato dal comissario prefettizio, Michele Basilicata), le associazioni di categoria (a partire dall'Ascom e Confesercenti) tecnici e consulenti della Regione e della società proponente, la "Progetto commerciale srl".

La partita si gioca sul coefficiente minimo da raggiungere per dichiarare compatibile il progetto con i parametri regionali. Serughetti, come sempre, ascolta imperturbabile il riassunto delle puntate precedenti, pieno zeppo di osservazioni, critiche, perplessità da parte di chi si oppone. Ma ieri la partita si giocava su un altro campo. Non quello dei pareri o delle opinioni, ma quello dei numeri appunto. I numeri stabiliti dalla stessa Regione sulla compatibilità dell'opera. Su questo fronte, la società sa già di poter contare sulla vittoria. Undici anni di studi, revisione di piani, riprogettazioni, hanno alla fine dato alla società la certezza che i parametri sono stati rispettati. Nonostante qualche abbassamento del punteggio, anche il commissario prefettizio Michele Basilicata - colui il quale aveva chiesto la conferenza bis - deve ribadire che la posizione del Comune non cambia. Idem per la Provincia, che poco convinta dice che i parametri ci sono.

Gli occhi si spostano poi su un altro protagonista della storia, Corrado Petrini sindaco di Certosa. Serughetti anticipa, ribadendo la cancellazione dell'albergo di 13 piano originariamente previsto dal primo disegno. Non solo. «Confermo che nel progetto sarà inserita la nuova tangenziale e un intervento anche per il viale che porta la monumento - ribadisce Petrini -. Dunque cadono le nostre obiezioni». Massimiliano Sacchi, sindaco di Giussago, approva le novità introdotte nella nuova convenzione fra società e Comuni, allegata al progetto, fra cui le ricadute positive «come ad esempio estensione di benefici al comprensori e aiuti alle famiglie in difficoltà, servizi navetta per chi non può muoversi». E' un altro mezzo sì.

Schiuma di rabbia Fabrizio Fracassi, assessore all'Urbanistica del Comune di Pavia, contestando tutto il contestabile. Scuote la testa anche Roberto Mura, senatore/sindaco di San Genesio. Ma quello che conta sono i numeri dei parametri di ammissibilità. E quelli ci sono. Ci sono delle pecche, come rileva la Regione, dalla poca compensazione ambientale all'inquinamento eccessivo. Ma il centro commerciale - a meno di colpi di scena dell'ultimo momento - si farà».

Tratto da "La Provincia Pavese" di ieri.

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Il commento del blog di Borgarello, www.viviborgarello.it:

di Laura Baronchelli

Se non fosse vero potrebbe sembrare una farsa. Sono circa dieci anni che questo insediamento viene proposto al comune di Borgarello e nessun politico locale è riuscito a portare a termine questa operazione ma per ironia della sorte ad un funzionario, il commissario prefettizio dott. Basilicata, tutto è filato liscio.

Sconcerta la scelta di portare avanti una lottizzazione di queste dimensioni (217.000 mq) in assenza della politica locale, politica locale come sappiamo piuttosto compromessa. Si è aspettato dieci anni per approdare con questo progetto in regione, non sarebbero stati tre o quattro mesi in più dopo le elezioni con la nuova amministrazione, che avrebbero scoraggiato il sig. Costantino Serughetti rappresentante della società “Progetto Commerciale srl”! La proroga sarebbe stata considerata di “buon senso”, elemento questo che non rientra tra le caratteristiche di un buon politico, e mettersi d’accordo non è facile, più facile è invece contrattare con la società proponente pensando ognuno al proprio orticello.

Sconcerta la posizione ambigua in difformità alla posizione del Partito di appartenenza dei sindaci di Certosa e di Giussago.

Sconcerta la posizione della Provincia di Pavia che permette di fatto con questo insediamento la realizzazione della famosa “città diffusa”, svuota il centro e riempie la periferia, chiudendo l’anello intorno alla città con una tangenziale congestionata dal traffico, per poi fare ordinanze di divieto al transito ai veicoli inquinanti.

Sconcerta la debole o assente azione preventiva di iniziative nel territorio delle associazioni di categoria, la sottoscrizione contro il centro commerciale è stata promossa solo dall’Associazione Parco Visconteo, Comitato Cittadini contro il centro commerciale di Borgarello e Legambiente.

Sconcerta come anche in questo caso la politica non perda l’occasione di dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, di essere al servizio dell’unico partito che conta in Italia: il Partito degli Affari, in nome di un dubbio sviluppo non certo del progresso.

La gallina dalle uova d’oro non è il centro commerciale ma il consumo ed abuso del territorio


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Legambiente - Comunicato Stampa - Pavia
Approvato il Centro Commerciale di Borgarello
Sconcerto e incredulità sono le sensazioni con cui abbiamo letto questa notizia.


Sin dall’inizio della vicenda, nel lontano 2000 (deliberazioni del Consiglio Comunale di Borgarello, n. 25/2000 e 65/2000) Legambiente ha sempre cercato di evidenziare quelli che riteneva errori, carenze, contraddizioni, inadempienze dei vari passaggi amministrativi, il non rispetto delle norme e contenuti non compatibili con la situazione del territorio.

Ora vediamo che un comune commissariato (per le note ragioni) va ad approvare l’ultimo centro commerciale con varie complicità:

- la Regione ha addirittura fatto un costoso Piano Territoriale Regionale d’Area Navigli Lombardi per uno “sviluppo qualitativo e sostenibile” del territorio attorno a queste importanti opere, con l’obiettivo della “preservazione delle aree libere presenti all’interno della fascia dei 100 m. dalle sponde dei Navigli e, per una larghezza di 500 mt. quando ci si trova in presenza di aree agricole, con indirizzi per la valorizzazione del territorio agricolo e ambientale”. Il centro commerciale ricade in questa fascia di 500 mt. (vedi tav. 3 sistema rurale-paesaggio) ed allora qual è il miglior modo per valorizzare il Naviglio Pavese ed il suo territorio agricolo-ambientale? Realizzare un centro commerciale su un’area da 240.000 mq. che si affaccia su Naviglio e Navigliaccio...;

- la Provincia di Pavia, che in cinque anni non è riuscita ad adeguare il proprio Piano Territoriale di Coordinamento (o non ha voluto farlo) le cui linee guida (2007) prevedevano “un giro di vite a centri commerciali e logistiche”. Il suo Presidente in diverse occasioni ha accusato i sindaci di svendere il territorio e questa operazione che cos’è...;

- Certosa e Giussago da sempre contrari hanno cambiato idea per un pugno di euro;

- altri prendono le distanze in un gioco delle parti che non incanta più nessuno...

Se si realizza una struttura così sull’ex ss. 35 dei Giovi (tra le più trafficate) non osiamo pensare a cosa succederà (ed in parte sta purtroppo già succedendo) lungo il percorso dell’autostrada Redavalle-Castello d’Agogna...

Ma non ci rassegniamo ed impegneremo le nostre risorse per evitare che sia questo il modello di sviluppo perseguito in Provincia di Pavia.

Legambiente circolo Terre d’Acqua Legambiente circolo di Pavia “il barcè”

Legambiente Provincia di Pavia
Gruppo Territorio, rif.: Renato Bertoglio 3351024674

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

Besate: "AltroveQui" propone per domenica 16 gennaio "Baratta la Carabattola"

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Questa è un’iniziativa senza precedenti nel paese di Besate!
Con “BARATTA LA CARABBATOLA” vogliamo promuovere il libero scambio di oggetti senza l’uso di denaro: tutti i partecipanti potranno barattare, e quindi riutilizzare, beni, libri, dischi, indumenti, accessori, artigianato; è facilissimo: basta portare con sé gli oggetti che si intendono scambiare! Attraverso il baratto non si scambiano solo degli oggetti, ma si stabilisce un contatto diretto con chi incoraggia e favorisce un modo di vivere più sostenibile. Basta portare con sé qualche oggetto, non importa quanto vecchio o usato, l’importante è che si trovi ancora in buono stato.

E’ un’esperienza unica! Pensate…attraverso lo scambio, un oggetto che per voi può non avere valore, può acquistarne, invece, per un’altra persona ridandogli vita e sostituendo la prassi dell’usa&getta con quella del riuso. BARATTA LA CARABATTOLA e’ un’iniziativa che valorizza il senso civico del riciclo, lo scambio e il recupero degli oggetti.

E’ anche è un'ottima occasione di aggregazione sociale aperta a tutti e rappresenta un modo proficuo per sperimentare una diversa “economia” nella quale le persone “tornano” a scambiarsi oggetti, non in base al loro valore monetario, ma in base al valore di necessità d’uso che possiedono. L’iniziativa è aperta a tutti, anche bambini che potranno scambiarsi i giochi con altri bambini.

Per chi volesse, è possibile anche mettere gli oggetti all’asta, che avverrà subito dopo la chiusura delle trattative (ore 18.00)

Appuntamento quindi domenica 16 gennaio 2011 (dalle 14,00 alle 18,00) presso il Centro Civico di Besate in via dei Mulini insieme all'Associazione Culturale "AltroveQui" in... BARATTA LA CARABATTOLA!

Associazione Culturale "AltroveQui", Besate (MI)
Sito internet: www.altrovequi.it

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

martedì 11 gennaio 2011

Le 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media secondo Noam Chomsky


Noam Chomsky ha elaborato la lista delle 10 strategie della manipolazione attraverso i mass media.

1 - La strategia della distrazione

L’'elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’i interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’'area della scienza, l'’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l'attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.
Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 - Creare problemi e poi offrire le soluzioni.

Questo metodo è anche chiamato “problema-reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.

4 - La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l'’accettazione pubblica, nel momento, per un'’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’'idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.

5 - Rivolgersi al pubblico come ai bambini.

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 - Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione.

Sfruttare l’'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'’analisi razionale e, infine, il senso critico dell'’individuo. Inoltre, l’'uso del registro emotivo permette aprire la porta d’'accesso all'’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni o indurre comportamenti.

7 - Mantenere il pubblico nell'’ignoranza e nella mediocrità.

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’'educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’'ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.

8 - Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …

9 - Rafforzare l’auto-colpevolezza.

Far credere all’'individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’'individuo si auto svaluta e s’'incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l'’inibizione della sua azione. E senza azione non c'’è rivoluzione!

10 - Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell'’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’'individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

Tratto da Voci Dalla Strada

"Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare." (Albert Einstein)

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri

lunedì 10 gennaio 2011

ASL: la nomina choc di Formigoni. Fra 702 candidati, la spunta (ancora) un calabrese con amicizie inquietanti

«All’Asl di Milano arriva l’amico dei boss. Si tratta di Pietrogino Pezzano, ex dirigente dell'Asl di Monza e Brianza. Il suo nome compare nell'inchiesta di luglio sulla 'ndrangheta in Lombardia. E' stato scelto tra i 702 candidati alle nuove 45 nomine»

di Davide Milosa da "Il Fatto Quotidiano".

Nomine choc all’Asl di Milano 2, una delle più grandi d’Italia. Dal mazzo dei 702 papabili il governatore Roberto Formigoni e la sua giunta estraggono proprio il nome di Pietrogino Pezzano, classe ’47 originario di Palizzi in provincia di Reggio Calabria. Grande carriera la sua: da direttore generale dell’Asl di Monza Brianza fino alla stanza dei bottoni della sanità pubblica milanese. E un particolare: l’amicizia con gli uomini della ‘ndrangheta lombarda corredata da fotografie che lo ritraggono assieme a capibastone della Brianza come Saverio Moscato e Candeloro Polimeno (vedi sotto).


Capita anche questo nel grande calderone delle nomine lombarde che tra mille polemiche questa sera sono state finalmente partorite dalla Regione Lombardia. Quarantacinque nomi da distribuire tra Asl e ospedali. E meno male che solo pochi giorni fa il governatore Formigoni aveva assicurato: “Bisogna scegliere uomini in sintonia con la Regione”. Giusto appunto. Ecco spuntare la scheda di Pietro Gino Pezzano. “Uno che fa favori a tutti”. Parola di Pino Neri, avvocato tributarista, massone, ma soprattutto boss della ‘ndrangheta pavese. L’intercettazione si trova nelle carte dell’inchiesta del 13 luglio. Prosegue Neri: “E’ uno che si muove bene, con Abelli sono grandi amici, l’ho presentato io a Gino”. E Abelli è Giancarlo Abelli, deputato del Pdl, fedelissimo del Cavaliere anche lui grande ras della sanità pubblica lombarda. Eppure anche questa sera il presidente della Regione Lombardia è convinto. “Abbiamo lavorato e siamo soddisfatti – dice -, abbiamo rispettato i tempi e abbiamo voluto scegliere i migliori, anche perché non siamo autolesionisti”.

Insomma, altro che lottizzazione politica delle nomine. Pratica che se per qualcuno è un problema, per altri, in testa l’assessore leghista Luciano Bresciani è un diritto acquisito nell’urna da spendere sul tavolo della trattativa sulla sanità. Così è stato. La Lega nord, infatti, è passata all’incasso. E così dopo Luigi Macchi, direttore generale al Policlinico di Milano eletto lo scorso luglio, oggi sono stati nominati Alessandro Visconti ai vertici degli Istituti clinici di perfezionamento (a cui fanno riferimento 22 poliambulatori milanesi, piu’ l’Ospedale dei Bambini Buzzi e il Centro traumatologico Cto) e Andrea Mentasti all’Ospedale San Paolo. Visconti è il braccio destro di Walter Locatelli, anch’egli in quota Lega e riconfermato direttore alla Asl di Milano.

La mano del Carroccio è intervenuta anche a Pavia. Qui, si sa, l’Asl locale è commissariata per sospetti di infiltrazione mafiose. L’ex direttore sanitario Carlo Antonio Chiriaco è in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. Da oggi, così, a guidare la delicata situazione dell’azienda sanitaria sarà Giuseppe Tuccitto, generale della Finanza in pensione da un anno. Mossa fortemente voluta dai vertici di via Bellerio. E l’obiettivo è chiaro, almeno per l’assessore Bresciani: “Intercetterà immediatamente ogni tentativo di infiltrazione mafiosa”.

A Bresciani, però, è sfuggito un particolare. O meglio un nome. Pezzano appunto. Calabrese, amico di un altro grande e influente calabrese della Brianza. Quel Rosario Perri che pur non indagato risulta in contatto con uomini vicini alle cosche. Ed è proprio nel paese, oggi commissariato per infiltrazione mafiose, che si consuma un appuntamento imbarazzante per Pezzano. Il motivo, spiegano gli investigatori, è legato a un malore della moglie del boss Polimeni. Pezzano si dà da fare. Ma non finisce qui. Tra le migliaia di carte dell’indagine spuntano anche appalti in favore dei mafiosi arrestati. E’ il caso di Giuseppe Sgrò il quale, grazie al neo direttore dell’Asl Milano ottiene un lavoro per l’installazione di condizionatori nelle Asl locali di Cesano Maderno, Desio, Carate Brianza. “Dobbiamo chiamare il direttore generale, che è amico mio, così lo chiamiamo e fissiamo un appuntamento”, racconta lo stesso Sgrò. In cambio il dirigente sanitario chiede al boss di dargli una mano a trasportare alcune piante da Desio fino alla sua casa calabrese.

LE REAZIONI

Il sindaco Pd di Vanzago (Milano) Roberto Nava (è il fratello del neo parroco di Motta Visconti, don Gianni Nava, nota di redazione "Punto di Vista") si è dimesso dal Consiglio di rappresentanza dell'Asl del capoluogo lombardo. A guidare l'azienda sanitaria è Pietrogino Pezzano, uomo che vanta amicizie tra i capibastone della 'ndrangheta locale. Il 29 gennaio ci saranno iniziative organizzate dall'associazione Sos racket e usura.

da "Il Fatto Quotidiano"

Dimissioni dal Consiglio di rappresentanza dell’Asl 1 di Milano. Le ha annunciate il sindaco Pd di Vanzago, Roberto Nava, perché a capo della sua Asl di riferimento ora c’è Pietrogino Pezzano, un uomo che vanta amicizie con potenti capibastone locali della ‘ndrangheta. E che è stato scelto il 23 dicembre scorso dal presidente della Lombardia Roberto Formigoni per dirigere non un’Asl qualsiasi, ma la più grande d’Italia, quella del capoluogo lombardo, che offre servizio a oltre 70 comuni. “La situazione è inaccettabile”, accusa Nava. E intanto si organizza la società civile: il 29 gennaio i cittadini di tutti i 70 comuni interessati saranno chiamati a consultazione popolare per esprimere il loro parere sulla nomina di Pezzano. L’iniziativa è promossa dall’associazione Sos racket e usura, la prima ad aver chiesto le dimissioni dei sindaci presenti nel Consiglio di rappresentanza dei comuni.

Pietrogino Pezzano, classe ’47, è originario di Palizzi in provincia di Reggio Calabria. E’ suo il nome che compare (senza essere indagato) nell’inchiesta “Infinito”, diretta dalla Dda di Milano, che ha portato all’arresto di oltre 300 persone, tra Calabria e Lombardia. Per tutti l’accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso. Di Pezzano è poi la voce intercettata dall’antimafia mentre parla con Giuseppe Sgrò, detto ‘Peppe’, ritenuto dagli inquirenti un importante affiliato alla ‘locale’ di Desio. E’ sempre Pezzano che compare in alcune fotografie che lo ritraggono assieme a capibastone della Brianza come Saverio Moscato e Candeloro Polimeno.

E’ troppo per il sindaco Nava, che ha deciso di dire basta: “A seguito della nomina del dottor Pietrogino Pezzano a nuovo direttore generale dell’Asl Milano 1 effettuata dalla giunta regionale, il sindaco di Vanzago ha scelto di dimettersi dal Consiglio di rappresentanza”, scrive in un messaggio il sindaco. Nava spiega di essersi dimesso perché “è un modo per costringere tutti i sindaci, che fanno capo all’Asl 1, a pronunciarsi. E’ una situazione inaccettabile”. Solidarietà al primo cittadino da parte del Pd lombardo: “Bisogna evitare il coinvolgimento di personaggi poco chiari all’interno delle istituzioni – commenta Pierfrancesco Majorino, capogruppo dei democratici nel consiglio comunale di Milano – Tutto il nostro sostegno va al sindaco Nava e a Sos racket e usura”.

L’associazione Sos racket e usura chiede le dimissioni del direttore generale dell’Asl 1. Il 29 gennaio l’associazione ha organizzato banchetti in tutti i 70 comuni coinvolti. Saranno così i cittadini a esprimere il parere sulla nomina di Pezzano. “Molti comuni ed associazioni Antimafia – spiega Frediano Manzi di Sos racket – stanno in queste ore aderendo alla nostra iniziativa e nella giornata di lunedì 10 gennaio forniremo il primo elenco ufficiale delle adesioni”.

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Rielaborazione per Pudivi Blog: Damiano Negri