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lunedì 14 marzo 2011

Fermiamo con il referendum gli idioti del nucleare

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In Giappone l'emergenza nucleare è ancora fuori controllo. I reattori stanno saltando uno a uno e una fuoriuscita massiccia di materiale radioattivo impedirebbe ulteriori interventi, con il rischio di altre esplosioni e altri rilasci di radioattività.

Ma intanto in Italia politici e cosiddetti esperti del nucleare continuano con dichiarazioni idiote che minimizzano ciò che sta accadendo. Perchè? Gli sciacalli hanno un piano: far fuori le rinnovabili per fare largo al nucleare.

Ecco il “piano degli sciacalli” in tre punti:

• Ieri: con un decreto fermare la corsa delle energie rinnovabili in Italia, uno dei pochi settori economici in crescita in un Paese in ginocchio;

• Oggi: minimizzare i rischi del nucleare e fare finta che in Giappone tutto sia sotto controllo; sprecare 400 milioni di euro non accorpando il referendum nucleare alle amministrative di maggio;

• Domani: far pagare in bolletta a tutti gli italiani il conto (almeno 7 miliardi di euro a centrale) garantendo la copertura dei costi fuori mercato del nucleare.

Basta subire l’idiozia degli sciacalli! Il Referendum nucleare è una possibilità unica per fermarli. La petizione che abbiamo lanciato per chiedere al Ministro Maroni di accorpare amministrative e referendum ha quasi raggiunto le 50 mila firme.

Partecipa anche tu a questa mobilitazione: diffondi la petizione in rete, condividila su Facebook e inoltrala ai tuoi contatti.

Salvatore Barbera
Responsabile campagna Nucleare
Greenpeace Italia


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giovedì 10 marzo 2011

«Ricordati che noi ti abbiamo portato alle elezioni e allora non puoi dire di no»

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Sonia Viale (foto sopra), figlia del già dimissionario assessore di Bordighera Giulio Viale e vice di Tremonti, fu ospite della Lega Nord di Motta Visconti nel 2001 durante la campagna elettorale che vide il debutto della Casa delle Libertà (Forza Italia, Alleanza Nazionale più la Lega Nord). Proprio sulla famiglia Viale, e in particolare sul ruolo del segretario cittadino leghista Giulio Viale in seno alla Giunta di Bordighera, si è focalizzata l'attenzione dei magistrati dell'Antimafia, un fatto di cui questo blog si era già occupato nel 2010.
"Ricordati che noi ti abbiamo portato alle elezioni e allora non puoi dire di no" sarebbe stata la minaccia, che secondo la procura di Sanremo sarebbe stata rivolta ad un assessore di Bordighera e che conferma come l'inchiesta che ha portato in carcere otto imprenditori del ponente imperiese punti decisamente a svelare i rapporti inquinati tra criminalità, politica e affari.

Bordighera: sciolto per infiltrazioni mafiose il consiglio comunale
«Governato da una giunta di centrodestra. Il sindaco: Prima devo capire»

MILANO - Il giorno dopo l'annuncio della Direzione distrettuale antimafia, secondo la quale «la 'ndrangheta ha colonizzato la Lombardia» e altri allarmi simili riguardanti la Romagna del mese scorso, il Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha sciolto il consiglio comunale di Bordighera (Imperia) per infiltrazioni mafiose. Si tratta del primo caso in Liguria di una pubblica amministrazione sottoposta a questo provvedimento. «Preferisco non rilasciare ancora dichiarazioni, prima devo capire», ha detto il sindaco di Bordighera, Gianni Bosio (Pdl). «Sono turbato da uno scenario decisamente allarmante e sconfortante», ha commentato il presidente della Provincia di Imperia, Luigi Sappa (Pdl).

INDAGINI - La richiesta di sciogliemento era stata avanzata l'estate scorsa dai carabinieri, che avevano compilato un dossier dal quale emergeva l'ipotesi di un collegamento tra alcuni politici e la malavita organizzata. Il Comune era governato da una coalizione di centrodestra e a seguito delle indagini la giunta venne azzerata e il sindaco ne formò un'altra. Erano emerse pressioni sul sindaco e su alcuni assessori per ottenere l'apertura di una sala giochi e altri favori. Vennero arresati otto imprenditori, membri di alcune famiglie di origine calabrese (Pellegrino, Valente, De Marte, Barilaro) alcuni dei quali ritenuti «contigui» alla 'ndrangheta. L'ipotesi investigativa è che alcuni politici fossero stati eletti con voto di scambio.

«È FINITA AGONIA» - «Sono amareggiata e delusa per la mia città, ma è una cosa che doveva essere fatta», ha commentato Donatella Albano (Pd), consigliera di opposizione a Bordighera. Dalla scorsa estate Donatella Albano è stata posta sotto tutela dalle forze dell'ordine dopo avere ricevuto minacce. «Avevamo chiesto come gruppo del Pd a luglio che il sindaco prendesse provvedimenti e non lo ha fatto. È stata una lunga agonia». L'ex assessore Marco Sferrazza non se lo aspettava. «Sono rimasto male. Sono tuttora convinto che abbiamo sempre lavorato bene». Sferrazza sarebbe stato minacciato assieme all'ex assessoreUgo Ingenito e dovrà comparire come parte lesa al processo per minacce il 14 aprile davanti al tribunale di Sanremo. Sferrazza ha aggiunto: «Qualcuno mi spieghi cosa significa voto di scambio. Votano tutti: le brave persone e quelle un po' meno brave. Anche quest'ultime dovranno pure esprimere una preferenza, no?».

TENSIONE - Che a Bordighera, un tranquillo e verdeggiante Comune di circa 10 mila abitanti della Riviera di Ponente a due passi dal confine francese, la situazione sia invece tutt'altro che tranquilla, lo conferma un episodio avvenuto lo scorso 27 febbraio, quando in un attentato incendiario è stata distrutta in piazza del Comune la vettura di un avvocato.

a cura della Redazione Online (tratto dal "Corriere della Sera" di giovedì 10 marzo 2011)

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“I VOTI DEI MAFIOSI? LI CERCAVA ANCHE VIALE PER SOSTENERE LA FIGLIA SOTTOSEGRETARIA LEGHISTA”

IL SINDACO DI BORDIGHERA, GIOVANNI BOSIO, ACCUSA GIULIO VIALE, EX ASSESSORE DELLA CITTA’ E PADRE DI SONIA, NOMINATA DA POCO SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA, DI AVER CHIESTO PER LA FIGLIA I VOTI CHE ORA DEFINISCE “MAFIOSI”… IMBARAZZO NELLE FILE DEL CARROCCIO

La Riviera dei fiori è sempre nell’occhio del ciclone politico-giudiziario per via delle infiltrazioni dell ‘ngrangheta nella vita amministrativa della città, da Sanremo a Bordighera. In quest’ultima località il sindaco Bosio, in una intervista al quotidiano indipendente ligure “Secolo XIX”, oggi replica a una precedente intervista in cui l’ex assessore leghista Giulio Viale aveva detto di essersi reso conto che “almeno quattro in giunta avevano rapporti di collaborazione elettorale con la famiglia Pellegrino”.

Mentre gli arresti connessi all’indagine in corso sono arrivati a otto, il sindaco Giovanni Bosio oggi lancia un preciso atto di accusa al padre di Sonia Viale, sottosegretario all’Economia per la Lega. “Viale? Un ipocrita, che quando è venuto il momento di sponsorizzare sua figlia, candidata alle Europee, ha chiesto i voti che ora definisce mafiosi a tutti gli assessori e i consiglieri del Pdl”.

Giulio Viale in precedenza aveva accusato Bosio e alcuni assessori di essersi dedicati a “una caccia esasperata di preferenze, accettando pacchetti di 50 voti alla volta da persone poi finite sotto custodia cautelare”. Il riferimento è a quello che la Procura di Sanremo chiama il clan Pellegrino, facente capo agli omonimi fratelli imprenditori del movimento terra. Tre di loro sono finiti in carcere a giugno, insieme ad altre cinque persone. Bosio nell’intervista attacca Viale definendolo “un opportunista ipocrita, più interessato al suo tornaconto personale che al bene della città“.

E poi l’attacco preciso sulla figlia sottosegretario leghista: “le divergenze con Viale sono iniziate proprio in occasione della candidatura della figlia alle elezioni europee. In quella circostanza, i voti del Pdl che ora definisce mafiosi gli andavano più che bene, dal momento che li ha richiesti a tutti i consiglieri ed assessori dai quali ora si sente in dovere di prendere le distanze”.

Ora spetta alla commissione di indagine inviata a Bordighera dal prefetto di Imperia, su richiesta dei carabinieri, accertare se vi siano stati o meno condizionamenti da parte delle organizzazioni criminali nella gestione amministrativa del Comune, di cui anche Giulio Viale faceva parte, in qualità di assessore al bilancio. Il padre del sottosegretario preferisce non replicare, lo stesso segretario provinciale della Lega di Imperia, Alesandro Piana, si limita a commentare: “Viale aveva chiesto al partito di potersi dimettere e noi abbiamo rispettato la sua scelta, non entro delle accuse tra lui e il sindaco”.

E sulle infiltrazioni della malavita organizzata nella vita politica ligure, il segretario regionale Bruzzone ammette che “alcuni dubbi mi vengono, al momento dico boh”. Ricordiamo a tal proposito le foto imbarazzanti dell’ on. Minasso del Pdl ( ex An, area Matteoli), mentre a una party elettorale scambia calorosi saluti con il boss della locale ‘ngrangheta.

Tratto da "Destra di Popolo" - Genova (clicca qui).

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mercoledì 9 marzo 2011

E quei boss per amici...

«Una maxi inchiesta svela i legami fra CL e 'ndrangheta. A partire da Fiera e Sanità. E dalle manovre di un ex-assessore regionale»

C'è il revisore dei conti della fiera di Milano che "divide i soldi in nero» con il capo della 'ndrangheta. Il direttore sanitario arrestato per mafia che svende appalti in cambio di « un sacco di voti» per un parlamentare «legato a doppio filo a Formigoni». C'è il nuovo manager degli ospedali lombardi che è tanto amico dei boss calabresi da farsi definire "il nostro collaboratore», C'è il vice presidente del consiglio regionale, già indagato per bancarotta e corruzione, che si vede inserire dai giudici nel «capitale sociale della 'ndrangheta». E poi ci sono gli imprenditori mafiosi, che continuano ad avvelenare terre e acque della Lombardia. Mentre la politica reagisce vietando ai tecnici regionali di aiutare le inchieste della magistratura.

Gli atti d'accusa della direzione antimafia di Milano svelano il lato oscuro di Comunione e liberazione. Alla base di CI c'è un movimento forte di migliaia di persone oneste, laboriose, profondamente cattoliche. Al vertice però, attorno a Roberto Formigoni, governatore-padrone della Lombardia dal 1995, si è creata una macchina di potere con agganci spaventosi. A documentarli è la requisitoria dei pm (3.286 pagine, in gran pane inedite) che nel luglio 2010 ha portato in carcere più di 300 imputati di mafia. Tra tanti reati, i giudici delle indagini hanno ritenuto provati molti fatti al limite della legalità: relazioni di «contiguità e vicinanza», che non raggiungono gli estremi della complicità penale, ma consentono ai capimafia di «beneficiare di rapporti continuativi con altri poteri, economici e politici».

Il campionario delle contiguità si apre con la Fondazione che controlla il gruppo Fiera di Milano, storicamente il primo feudo ciellino. Sulla poltrona di presidente del collegio sindacale, che è l'unico organo di controllo interno, siede un commercialista di Palmi, Pietro Pilello. Già intercettato nel 2007 mentre aiutava Berlusconi a reclutare parlamentari per far cadere Prodi, il revisore calabrese è tornato alla ribalta quando si è scoperto che nel 2009 organizzava «cene elettorali con i boss» a favore di Guido Podestà, il presidente della Provincia di Milano. Ora "l'Espresso" può svelare come è nato il suo rapporto con un capomafia del calibro di Pino Neri, un avvocato massone nominato «reggente» delle cosche lombarde direttamente dalla cupola calabrese, per chiudere una guerra di mafia esplosa nel 2008. Tra Neri e Pilello, secondo i magistrati, c'era un patto occulto: "Una compartecipazione ufficiosa alle cause civili, di cui si dividevano i guadagni in nero". Il problema è che "compare Pino" era uscito dal carcere nel 2007, dopo una condanna definitiva a 13 anni per un colossale traffico di droga, per cui non poteva più comparire come avvocato. Di qui l'accordo tra i due fiscalisti che hanno fatto fortuna al Nord: le parcelle vengono «intestate allo studio di Pilello, presenziato da suo fIglio» ma «il boss Neri incassa il 50 per cento». II capomafia intercettato si Iamenta perfino che Pilello gli avrebbe «fottuto soldi in nero» e «rubato clienti» citando «una pratica da un milione di euro» per un centro commerciale. Ora Neri è in cella, mentre Pilello continua a colleIzionare poltrone, mettendo d'accordo formigoniani e berlusconiani: è revisore dei conti di 28 società, tra cui Finlombarda, Mm, Asm Pavia e Raiway.

Queste e altre rivelazioni dei boss sono state registrate dalle microspie nascoste dai carabinieri sull'auto di Carlo Antonio Chiriaco, un super manager della sanità lombarda arrestato come "mafioso da più di vent'anni" evocando estorsioni, riciclaggi nell'edilizIa e tentati omicidi, lo stesso Chiriaco si è autodefinito «fondatore della 'ndrangheta a Pavia».

Nel 2008, dopo vent'anni di promozioni, la giunta Formigoni lo ha nominato direttore sanitario dell'Asl di Pavia, una delle più importanti d'Italia, con 780 milioni di fatturato. Qui Chiriaco, concludono i giudici, ha «costantemente operato nell 'interesse della 'ndrangheta». «Questo è il centro di potere più grosso della provincia», spiegava lui ai boss, «perché da noi dipendono tutti gIi ospedali, i medici, i cantieri, la veterinaria ..Siamo noi che diamo i soldi e noi che controlliamo ... Ho una squadra che funziona che è una meraviglia». E Neri confermava: «Ha tutta la provincia sotto di lui, ci fa centomila favori ... Lui è molto vicino a me, da anni siamo tutt'uno».

Il più potente sponsor di Chiriaco è l'onorevole Giancarlo Abelli, detto "il faraone di Pavia". Ex dc non ciellino, è diventato nell'era Formigoni, il grande burattinaio della sanità. E nel 2010, quando si ricandida in Regione, Chiriaco si scatena. Corrompe elettori: «Venti euro a voto, ecco la busta». Alluviona Pavia di sms: «Chiedo la preferenza per Abelli, molto più che un amico. Scrivi Abelli (Pdl) sulla scheda. Grazie per questo favore». Anche il boss Neri fa votare l'onorevole e il 15 febbraio 2010 gli manda in ufficio uno scagnozzo per farsi «ringraziare». Chiriaco spiega così ai mafiosi i vantaggi del voto: "Abelli è legato a doppio filo a Formigoni. E nei prossimi cinque anni c'è l'Expo». Ma cosa promettesse Abelli, resta un mistero: è parlamentare, proibito intercettarlo. Di certo il manager mafioso dell'Asl di Pavia aveva già brigato per far scarcerare sua moglie, Rosanna Gariboldi, arrestata (e poi condannata) per aver riciclato fondi neri del «re delle bonifiche» Giuseppe Grossi. Lady Abelli finisce in cella il 30 ottobre 2009. Mentre i big di Cl e Pdl parlano di «tortura giudiziaria», Chiriaco organizza due false visite mediche per far certificare un 'inesistente malattia della detenuta. Al telefono, precisa che il medico disponibile, un ciellino doc, è stato «contattato da Pietro Caltagirone »: il dirigente della sanità che fu nominato a Lecco, la città di Formigoni, nonostante una condanna definitiva per appalti truccati. A sua volta l'imprenditore Grossi, prima delle manette, era al centro di una lobby che univa Formigoni al ministro Gelmini, passando per Abelli e Paolo Berlusconi. La sua fortuna è finita a Santa Giulia: il maxi-progetto edilizio, approvato dal Comune di Milano, che è risultato avvelenato da montagne di rifiuti tossici. Il piano di disinquinamento era stato certificato da un esperto ciellino, Claudio Tedesi, ora indagato. La bonifica però era finta, anzi Santa Giulia era diventata una discarica abusiva della 'ndrangheta. I cumuli di«scorie cancerogene» sono stati scoperti, alla fine, da una squadra di tecnici regionali dell'Arpa, scelti dai pm. Ma nessuno potrà più fare nuove indagini: da dicembre il direttore dell'Arpa (un fedelissimo di Nicola Sanese, l'eminenza grigia del Pirellone) ha tolto ai tecnici tutti i poteri di polizia giudiziaria. Proprio adesso che la Procura scopre che decine di grandi lavori, dall'ospedale di Como alle strade dell'Expo, sono inquinati dai veleni mafiosi.

Dopo l'arresto di Chiriaco (e lo strano suicidio di un dirigente indagato per mafia dell'ospedale San Paolo) Formigoni ha promesso di nominare "i più meritevoli". Detto fatto. Il 31 dicembre, dopo una feroce spartizione tra Cl e Lega, la giunta sforna i nuovi direttori della sanità. Al vertice dell'Asl Milano 1 sale Pietro Gino Pezzano. Quando" Il Fatto" pubblica una sua foto con i boss della Brianza, l'opposizione insorge. Pezzano minimizza: "Un caso. lo sono un medico, quelli erano tra i tanti miei pazienti". Peccato che per i capimafia lui non sia uno dei tanti. Il boss Pino Neri, come ha verificato "l'Espresso", lo inserisce nella cerchia degli «amici stretti». «I nostri collaboratori», arriva a definirli, spiegando a un complice che "Gino Pezzano è un pezzo grosso della Brianza, della sanità ... Fa favori a tutti!". Tra Monza e Desio il suo nume è Massimo Ponzoni, che fino allo scandalo Grossi era l'assessore lombardo all'Ambiente, rifiuti e bonifiche. I giudici antimafia ora osservano sbalorditi che gli altri politici vengono contattati da imprenditori collusi, mentre lui è l'unico ad avere «rapporti diretti con i boss», inserendosi così nel «capitale sociale della 'ndrangheta». Ricandidato anche se indagato per bancarotte immobiliari e presunte tangenti tra edilizia e sanità, Ponzoni è tuttora uno dei quattro vicepresidenti del consiglio regionale.

Benvenuti in Lombardia, Italia 2011.

di Paolo Biondani (tratto da "L'Espresso")

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martedì 8 marzo 2011

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

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«Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.

Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.

Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare».


Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini ed è stato scritto da Elsa Morante (foto sopra)...

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venerdì 4 marzo 2011

Furti a raffica a Casorate, alcune riflessioni

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L'articolo del 3 marzo 2011 de "La Provincia pavese" in prima pagina ed anche all'interno (sopra) riporta "Casorate: svaligiati 35 garage, i ladri fuggono con auto ed attrezzi".

A "Punto di Vista" e lettori, vorrei accendere un faro su quanto accaduto la notte del 1° marzo 2011. Si dovrebbe fare una riflessione su questo furto perchè non si ricorda una tale quantità di infrazioni alle proprietà in una sola notte!

Questo rappresenta 3 elementi contestuali:

1) un team di ladri organizzati;
2) scarsi controlli nel territorio;
3) scarsa attenzione dei cittadini stessi.


Quest'ultimo punto è pure interessante perchè quella sera giravano già dalle ore 20 un gruppo di individui poco raccomandabili e che rovistava nei rifiuti ingombranti lasciati sulla strada per la raccolta del Comune il giorno successivo, come accade per ogni "primo mercoledì del mese".

Quello che tutti dovremmo chiedere ed auspicare alle Amministrazioni dei nostri paesi ed alle Forze dell'Ordine da parte dei Sindaci, una reazione evidente agli occhi dei Cittadini e che venga resa nota, alfine di scoraggiare il ripetersi di un fatto che, ricordo essere clamoroso e che somiglia ad un record, per il numero di proprietà diverse che ha danneggiato in poche ore.

Un lettore di "Punto di Vista"

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